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  1. Quest'oggi vi faccio un paio di post un po' meno usuali dai soliti, cercando di descrivevi la mia giornata di sabato allo Show Leica di Roma, presso Officine Fotografiche ad Ostiense, un evento di presentazione delle nuove fotocamere Leica S (Type 007) e Leica SL (Type 601), rispettivamente una medioformato reflex, ed una full frame mirrorless. Leica però non si limita alla sola presentazione dei prodotti ma, per fortuna, organizza tutta una serie di eventi di contorno decisamente interessanti, tra cui seminari, lezioni e workshop (oltre le solite letture del portfolio). Tutti gratuiti, ovviamente. Mi preme sottolineare la preparazione, la gentilezza, la cordialità e anche l'assenza di spocchia di tutti gli incaricati Leica: credo fosse palese che non ho (e probabilmente non avrò) mai i soldi per comprare i loro prodotti, ma nonostante ciò sono stato trattato "da signore" da tutti i partecipanti. Non è cosa che accade sempre, altri marchi non si dimostrano così signorili. Nella giornata di sabato, tra una prova e l'altra, sono riuscito ad assistere a tre di questi seminari, che vi andrò di seguito a riassumere perché mi sono sembrati interessanti, ma soprattutto per spronarvi a partecipare ad eventi simili quando capita, perché si impara molto e ci si diverte abbastanza Di sicuro più che a discutere su un forum sul fatto che sia meglio Canon o Nikon. Più tardi farò un post anche sulla mia prova sbrigativa delle due fotocamere sopra indicate, pur sapendo benissimo che sono fuori portata economica per gran parte di noi; ma è sempre bello conoscere il livello di un marchio come Leica, che è un po' lo stato dell'arte dell'ottica (assieme a Zeiss e Hasselblad). Ma torniamo ai seminari: Show Leica (SL, come il nome della fotocamera presentata: anche nei dettagli si vedono le cose ben preparatem, dedicato ai "progressive photographers" (e a me in effetti i King Crimson piacciono un casino. Questa la capisce solo chi è musicofilo ). 1) Seminario sullo sviluppo dei raw in Lightroom: c'era Simone Bassani, fotografo, grafico e sviluppatore di foto altrui; un seminario veramente, veramente, veramente bello ed istruttivo, l'approccio del tizio è decisamente condivisibile e le sue spiegazioni m'hanno fatto capire abbastanza come migliorare l'uso di Lightroom, almeno in qualche particolare situazione. Ha insistito moltissimo sulla calibrazione-profilazione-color checker-prove di stampa-etc etc., spiegando bene come funziona il pannello di calibrazione di LR. M'è spiaciuto averlo sentito solo per un'oretta e poco più, meritava tutta la giornata d'ascolto (lui ha parlato tutto il pomeriggio, ma io avevo anche altro da fare). Da poche prove a video ha mostrato come anche una semplice riduzione rumore applicata molto lievemente (parliamo di un +10/+20 su LR) distrugga del tutto gran parte delle caratteristiche dello sfocato Leica (per i cui obiettivi si pagano migliaia e migliaia di euro) se non gestito opportunamente: un esempio illuminante, a cui non avevo mai fatto caso. Prendendo il dettaglio del passaggio da zona a fuoco a zona fuori fuoco (uno dei punti di forza di Leica, da sempre) l'insegnante ha dimostrato come una minima riduzione rumore facesse perdere del tutto la gradualità, inficiando in grande tutta la tridimensionalità della foto. Stesso discorso per i colori, l'apertura delle ombre o la scelta del punto di nero, che se fatti senza troppa consapevolezza riescono a "far male" ad immagini così avanzate. E' stata sottolineata inoltre la relativa importanza dell'istogramma: utilissimo, ma che comporta di per sé fino ad un 30% di errore (che consente quindi margini di manovra oltre i limiti grafici dell'istogramma stesso). Interessantissimo anche il metodo illustrato per dare un proprio stile alle foto che si stanno postproducendo, soprattutto per creare omogeneità all'interno dello stesso progetto (in particolare venivano mostrate foto di reportage); si parlava di postprodurre decine di migliaia di foto (tante sono quelle che vengono consegnate al grafico da un fotografo reportagista...) dando una propria impronta a tutto il set, per poi tirarne fuori un centinaio da postprodurre con più attenzione. Il tutto consiste nel profilare a puntino la fotocamera (con un color checker) e utilizzare quella profilazione per avere una base di sviluppo "neutra" su LR. Da lì, sul pannello calibrazione (che è "in ingresso" e non "in uscita" come gli altri pannelli) Bassani ha mostrato come starare a puntino la taratura, in modo da dare una visione personale dell'immagine, basandosi non tanto sul gusto e su tentativi empirici, quanto più su una impostazione basata sullo studio del colore. Tutto veramente molto bello. 2) Seminario sul ritratto ambientato: con Andrea Boccalini, fotografo più che altro di musicisti e gruppi musicali (a giudicare dalle immagini presentate), per booklet, locandine e quant'altro. Un'ora di divertimento puro, il tizio è un ragazzoromano più che alla mano e con la stessa eloquenza di Mario Brega mischiato con Zerocalcare. Interessante, anche se sono rimasto ad ascoltarlo più per farmi due risate che per saperne qualcosa di un genere di cui, come forse sapete, mi interessa poco e nulla. Anche se qualcosa di buono per le foto ai concerti ce l'ho tirato fuori, visto che Boccalini ha parlato molto del rapporto tra fotografo e musicista fotografato, e soprattutto della valenza di quest'ultimo all'interno dell'immagine. Ovviamente nulla togliendo all'ottimo insegnante, se ho recepito poco è proprio per una mia mancanza di interesse nella ritrattistica. 3) Seminario sulla street: presenta Stefano Mirabella, fotografo street. Simpatico, tranquillo e pacioso (e molto zen e sereno), è stato però il momento per me meno interessante. Né è uscito fuori che la street è soprattutto culo (e già lo si sapeva) e attesa, e comunque i risultati nove volte su dieci sono orribili (sempre per i miei gusti ) Ha presentato foto street fatte da altri (alcune di una bruttezza rara, altre molto simpatiche), ma le migliori erano decisamente un paio di suoi scatti a colori. Mirabella ha parlato dell'approccio del fotografo street, della privacy e della conseguente deriva legale, risultando semplice, comprensibile e soprattutto dotato di non comune buonsenso (solitamente vengo a contatto con fotoamatori street il cui senso del rispetto è sotto le proprie suole). Ha parlato e mostrato video di un fotografo australiano (mi pare) Magnum, tale Trent Parke, un mostro della street internazionale (a quanto pare, io non lo conoscevo), le cui foto io non userei neanche come carta igienica tanto mi sono sembrate brutte ed insulse. Ma tant'è, è evidente che io non riesca a capire la street Mirabella ha vantato le capacità del 50mm di rendere le scene naturali, ma poi ha detto che scatta col grandangolo (28mm su full frame); divertente anche l'aver dichiarato che non si può fare street con un tele perché la propria presenza nella scena è fondamentale per connotarla e, allo stesso tempo, l'aver dichiarato che il fotografo street deve essere invisibile e non influenzare la scena. Consueto anche l'approccio minimale con la postproduzione, salvo poi creare bianco e neri spettacolari ed, ovviamente, inesistenti "in natura". E così, di contraddizione in contraddizione, è andato avanti per tutta la lezione, arrivando finalmente a dire, con molta onestà e pacatezza, che la street è un genere che non può prescindere dalla fortuna, che conta più di qualsiasi altro parametro e capacità. Amen. Su quest'ultimo seminario è iniziato però il delirio pubblicitario Leica, che giustamente non poteva mancare in un evento del genere, ma che forse su questo punto si è spinto un po' oltre mettendo un po' in difficoltà anche l'oratore. L'insegnante ha iniziato a parlare della Leica Q (la fotocamera da lui attualmente utilizzata) in termini più che altro pubblicitari (e non ci sarebbe nulla di male), mostrando video assolutamente RIDICOLI in cui si spiegava cone con la Q si può scattare in autofocus, ma anche in MANUALE (ma no?) e con l'esclusiva IPERFOCALE Leica (ma che daVero?), che poi altro non è che... l'iperfocale. No niente, proprio l'iperfocale normale. Evvabbè. Glielo si può concedere vista la perfezione di tutto il resto dell'organizzazione e delle lezioni Spero di avervi messo un po' di curiosità su questo tipo di eventi Segue parte due sull'attrezzatura provata in post apposito nella sezione apposita.
  2. Come preannunciato nell'altro post in cui descrivevo lo Show Leica di Roma, inserisco qui nel forum anche qualche breve considerazione ed impressione d'uso sulle fotocamere Leica provate nel corso dell'evento. Voglio sottolineare che in alcun modo si tratta di una recensione (che richiede mesi di utilizzo e decisamente più esperienza e competenza di me), ma solo di impressioni d'uso con confronti limitati a ciò che mi è capitato di provare in questi tre anni. In particolare ho provato la Leica S (una medio formato reflex) perché mi interessava il confronto con la Pentax 645Z che avevo già provato in occasione del Fowa Tour, e la Leica SL, mirrorless full frame, la nuova arrivata che s'accoda alla moda del momento. Ringraziando ancora tutto lo staff Leica per l'estrema gentilezza, cordialità e serietà nel permettere anche ad uno spiantato di provare simili apparecchiature che difficilmente potranno mai entrare in suo possesso, causa costi proibitivi Godetevi lo sproloquio: Allora, come dicevo ho passato un po' di tempo a provare la Leica S (type 007) e la Leica SL (type 601): la prima è una medioformato equiparabile alla Pentax 645Z, la seconda è una 35mm mirrorless sulla scia della Sony A7. La S ha un costo di 17.000€ circa, la SL di 7000€. Solo corpi. Quindi questa prova l'ho fatta tanto per divertimento, non certo finalizzata all'acquisto Partiamo col panettone: la Leica S ha una forma bruttina, ma almeno ha una forma (che la sorellina SL non ha...). Ed è la forma di un pandoro. Nonostante questo, mi tocca ammetterlo, è superlativa a livello di ergonomia e progettazione, la sostanza per fortuna non corrisponde alla forma. E' piccola (più piccola della Pentax 645Z, anche se di poco, circa 4cm di profondità) e comodissima (più comoda della Pentax 645, anche se di poco), molto bilanciata (è bella pesante) e soprattutto con un grip perfetto per la mia mano. Mi ha veramente sorpreso, probabilmente è la fotocamera più comoda che abbia mai tenuto in mano. Purtroppo l'ergonomia si ferma lì: il tasto di scatto è scomodo e poco reattivo (ho provato compatte migliori) la disposizione dei tasti funzione è "bella", ma inficiata dal fatto che questi sono "muti", non c'è scritto da nessuna parte cosa fanno, mancano anche le icone base. Assolutamente inutilizzabile se non ci sei mai abituato, ma inutilizzabile anche per quelle funzioni che si usano meno di altre. Io dopo tre anni di Pentax K-5 ancora guardo le icone per fare qualcosa di meno consueto, sulla Leica non si può fare. Non c'è scritto e disegnato nulla: bella l'estetica, ma assolutamente dannosa in termini pratici. Il mirino è una spanna peggiore di quello della 645Z: meno luminoso, meno trasparente, meno comodo per mettere a fuoco manualmente. A dir la verità non l'ho trovato superiore neanche a quello della K-5 sotto quest'ultimo punto di vista (e solo da questo). Ovviamente, parlando in generale, è un mirino eccellente che straccia tranquillamente tutte le aps-c e le full frame in commercio (tranne forse, ancora, per la messa a fuoco manuale). La fotocamera mi è stata fatta provare con l'obiettivo Leica 100/2, un telino da ritratto (80mm equivalente) da 7000€ di costo, la lente più luminosa disponibile per Leica medioformato. L'accoppiata tra S e 100/2 è, a livello di prestazioni autofocus, meno che pessima: il corpo macchina ha delle modalità autofocus pietose (un solo punto di messa a fuoco) e l'obiettivo è lento, impreciso e ondivago in ogni situazione. Non sono riuscito a mettere a fuoco agevolmente né il paesaggio fuori dalla finestra (con luce delle 15:15, non col buio), né sotto lampade ad incandescenza, né sotto i neon, né sotto le lampade a luce controllata di cui era dotato il posto. Una fatica incredibile, e capacità di tenere il fuoco pari a 0, sia con soggetti dinamici, che statici, che in posa. La mia K-5 è un centinaio di spanne sopra, nelle stesse identiche condizioni non solo il 18-55 andava meglio, ma anche l'A 50/1,4 (manuale) su Af Adapter (in pratica un 85/2.5). Col fuoco manuale la cosa migliora un po', ma il mirino come detto non permette chissà quale precisione. Un po' deludente da questo punto di vista. La qualità ottica, di contro, compensa tutto: il dettaglio è mostruoso, spaventoso, eccellente, stratosferico e quant'altro, come e più della 645Z. Impressionante, anche negli altri aspetti della resa ottica: in questo caso mi è sembra anche avere più naturalezza della 645Z, che invece è un po' più "grezza". Anni luce di distanza dalle normali reflex, anche si parla di sfumature (ma man mano che si alza la quantità le differenze diventano sempre più microscopiche, e giustamente si pagano tanto. Vale per tutti i campi). La resa del sensore è ottima, ma forse su questo punto la 645Z rimane meglio, e neanche di pochissimo: la gamma dinamica è ottima in tutti e due le fotocamere, ma la 645Z ne ha, a occhio, un po' di più e soprattutto gestisce molto, ma molto, meglio le ombre. Aprendole con la Leica si genera banding, rumore, cromie strane, mentre con la 645Z tutto va liscio come deve andare. La grana è sostanzialmente diversa: più presente ma sottile e delicata quella Leica, più attenuata ma grossolana e visibile quella della 645Z. Fino a 6400 iso vince Leica, la grana è decisamente più piacevole; da 12800 la 645Z passa al comando nettamente, perché il rumore Leica diventa un po' troppo presente nelle ombre. Comunque parliamo di una resa molto superiore a quella delle full frame attuali, in entrambi i casi. Forse solo la Sony A7RII potrebbe tenere botta in un confronto di questo tipo. Tutto sommato la Pentax 645Z se la gioca con l'idolo Leica S: migliore gamma dinamica e migliore tenuta al rumore, utilizzabilità maggiore, autofocus molto molto migliore. D'altro canto ha una qualità ottica leggermente inferiore (ma qui contano le ottiche, e Leica ne fa di eccelse ed inarrivabili) ed una ergonomia appena un po' più scomoda. La Pentax 645Z costa però 6000 dollari (ribassata da poco), mentre la Leica SL ne costa 17.000. Leica vale quel denaro in più? Probabilmente sì, perché per me la qualità ottica è il primo parametro per valutare un sistema fotografico, tutto il resto viene in seguito (escludendo il fattore finanziario, ovviamente). Parliamo di cifre improponibili per i fotoamatori, ma è bello giochicchiare con questa roba quando possibile Passiamo alla Leica SL, più a portata degli umani (ricchi). Ho provato la mirrorless Leica, che è appena uscita, corredata del suo obiettivo "kit" Leica 24-90/2.8-4. La fotocamera in foto sembra brutta, mentre dal vivo... no, niente. E' brutta. C'è poco da fare. E' una delle più brutte fotocamere che ho mai impugnato e visto, MA dal vivo devo dire che un minimo guadagna. E' una schifezza, ma è una schifezza un poco meglio dell'A7 (che per me è la base del design brutto di una fotocamera). Non è grossa come appare in alcune in foto, ma l'ergonomia è comunque pessima: sbilanciata, scivolosa, coi comandi posizionati male ed ingestibile con quel bidone orribile (per forme) che è il 24-90, che è veramente enorme e stona tantissimo sul corpo cui è associato. Anche la SL, come la S, ha i tasti "muti", ed è quindi ingestibile senza manuale di istruzioni appresso. Ha però un comodissimo joystick gommoso che aiuta a navigare molto facilmente nei menù, ed a scegliere in maniera veramente efficace, intuitiva e veloce il punto di messa a fuoco. Di sicuro il pezzo migliore della SL è il mirino elettronico: è alquanto meraviglioso e favoloso, perfetto e con un focus peaking preciso e non fastidioso per gli occhi. Ha un po' di flickering con le luci al neon, ma è ben poca cosa rispetto agli altri mirini elettronici che ho provato. Sinceramente pensavo che Sony fosse arrivata a buon punto con i suoi EVF, ma qui siamo non su un altro pianeta, ma in un altro universo. C'è ancora parecchia evoluzione possibile nel campo, e Leica per ora stravince. Impressionante, mi è piaciuto proprio tanto. Passando all'autofocus, è decisamente migliore di quello della sorella maggiore, per fortuna: ha punti di messa a fuoco in abbondanza e sparsi per tutta l'area del sensore. La selezione automatica fa un po' schifo e pena (in pratica mette a fuoco sempre al centro e basta, o almeno io non sono riuscito a convincerla a fare diversamente), ma selezionando manualmente il punto di fuoco la macchina non sbaglia ed è precisa. Non è particolarmente veloce, ma neanche troppo lenta: diciamo mediamente sopra i livelli della mia Pentax K-5 (che non è certo il top fra le reflex), in situazione di luce artificiale. Un po' di difficoltà a focheggiare ce l'ha avuta alle distanze minime di messa a fuoco, con molti tentennamenti. Il 24-90/2.8-4 è veramente un obiettivo (per me) senza senso, grosso e neanche particolarmente luminoso, ingestibile con quel corpo macchina e neanche qualitativamente eccezionale: foto ottime, ma parliamo di 5000$ di obiettivo su 7000$ di fotocamera, ci mancherebbe. Ma niente di più di un 24-70/2.8 di Canon e Nikon, che fra l'altro sono anche nettamente più veloci nella messa a fuoco. E ancora molto sotto alla medio formato con i fissi (e anche qui... ci mancherebbe). Le immagini, come detto, sono ottime ma nulla di strabiliante: da questo punto di vista la SL le prende dalla S e anche dalla 645Z (ovviamente), ma anche dalla D800, per quel che ho visto. E probabilmente dalla Canon 5Ds da poco uscita, così come dalla Nikon D810. Al contrario della S, quindi, la Leica SL non mi è sembrata valere i soldi che costa, sembrandomi più adatta ad un amatore spendaccione che a qualcuno a cui serva veramente "qualcosa in più". L'unico elemento strepitoso è sicuramente il mirino, il miglior mirino elettronico su cui si possa posare occhio.
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