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Tra i tanti siti dedicati alla fotografia che solitamente seguo, mi ha attratto questo articolo, che poi è una riflessione su come un fotografo (professionista, amatore, occasionale) si approccia alla propria attività fotografica. Articolo che mi ha incuriosito, ma che forse non avrei proposto come nuova discussione se non mi fossi imbattuto in un altro articolo (prima qui, e poi direttamente qui), che mi ha fatto riflettere parecchio... soprattutto su me stesso, ma più in generale, sulla fotografia di questi ultimi tempi.

 

Prima di andare oltre, è però necessario fare una premessa: si parla di fotografia fatta per passione, non per lavoro, si intende. E se qui sopra ho citato anche i fotografi Professionisti con la 'P' maiuscola, è solo perché immagino ne esistano di quelli che, fuori dal lavoro, comunque amino fare foto per passione.

 

Tornando a bomba: Con l'esplosione dei social, di strumenti fotografici sempre più semplici da usare, e con il desiderio di essere 'famosi', la fotografia sta vivendo una seconda giovinezza. Oramai si vedono, cliccano, fanno, pubblicano, distribuiscono foto di ogni tipo, dal cibo ai gattini, passando per le foglie secche, le strisce pedonali, e chissà cos'altro. E forse è proprio vero che i fotografi sono diventati come i piccioni. Sono ovunque, disturbano, la fanno da padroni, e spesso son talmente protagonisti da mettere in ombra ciò che dovrebbe essere il soggetto da fotografare... Spesso facendo disastri, com'è successo di recente a Lisbona, e non solo lì. Non c'è più rispetto per nulla, per gli eventi che si fotografano, per l'ambiente, per le persone, per la vita stessa... Tanto che la fotografia, per certi versi, è diventato uno stile di vita.

 

C'è chi vive per fotografare.

Persone che pur facendo una vita normale, da impiegato, con tutti crismi di una esistenza che potrebbe essere la mia, la vostra, o quella del vostro vicino, dedicano tutto il resto della loro esistenza, e dei loro averi, solo per riuscire a fare una determinata fotografia, magari intraprendendo viaggi costosissimi, o comprando attrezzature iperboliche, solo per poter scattare quella foto. O magari, persone che usano solo il cellulare, ma hanno un ego tanto grande da immortalarsi continuamente, in ogni situazione, anche quando trovano la scritta 'vietato fotografare'.

 

C'è invece chi vive, e ogni tanto scatta una foto.

Persone che fanno la loro vita, godono ogni momento di essa, ma non disdegnano di scattare qualche foto di quei momenti, per ricordarli, o anche perché hanno la passione per la fotografia, ma non si sentono ossessionati da essa. Persone che pur amando la fotografia, riescono a uscire di casa e non scattare neppure una foto per un'intera giornata, anche se sono in vacanza.

 

Questi i due estremi, tra cui immagino esistano molte sfumature, che vengono citati nel primo articolo... e suppongo che i piccioni, in un modo o nell'altro, siano gli appartenenti alla prima delle due categorie, con varie sfumature, così come piccioni, colombi, e tortore fan parte della stessa famiglia pur essendo differenti.

 

Poi arriva una lista di domande, per interrogare sé stessi e capire come siamo fatti veramente. Provo a porle qui e a rispondere... E visto che siamo su un forum, sarei curioso, per conoscerci meglio tutti, quali potrebbero essere le vostre risposte.

 

  • Perché faccio foto? Mi piace. Sin da bambino ero affascinato dalla fotografia. Mi costruivo camere stenopeiche con le scatole da scarpe, volevo essere io a tenere al collo la macchina fotografica di papà, e soprattutto... Uno dei miei maestri di scuola delle elementari portava sempre la sua reflex in classe, e alcune volte ci portava fuori per scattare qualche foto, e spiegarci qualche rudimento sulla tecnica.
  • Mi mi piacciono le mie foto? Si. Non tutte. Ma si, mi piacciono. E cerco di migliorarmi per fare in modo che il numero di quelle che non sono nei miei gusti cali sempre più.
  • Mi interessa conoscere il giudizio degl'altri? Se è così, perché? Certo, non in modo assoluto perché comunque cerco di fare foto che principalmente piacciano a me. Ma il giudizio altrui è comunque importante per crescere, capire i propri 'errori', e magari ridurre il numero di cui parlavo nella precedente risposta.
  • Voglio diventare famoso sui Social Media? Se volessi davvero, forse dovrei cominciare a pubblicare le mie foto su quei canali... Ma non lo faccio. Per cui: no!
  • Voglio realizzare una mostra, un libro, o una galleria? Se si, perché? No, non ci tengo più di tanto. In passato ho tentato di realizzarne una dedicata ai miei disegni, ma non ho mai pensato alla fotografia in questo senso.
  • Cosa esprime 'la mia fotografia' di me come essere umano? Che mi piacciono i dettagli. Che cerco sempre di essere molto vicino alle cose, anche quando sono lontano. Non a caso il tele è uno degli strumenti che sfrutto di più. Voglio essere vicino ma distante... Una bella contraddizione, no?
  • Sono un 'creatore di immagini' o un 'catturatore di immagini'? La seconda che hai detto. Difatti limito al minimo la PP.
  • La fotografia migliora la mia vita, mi galvanizza, o mi stressa e peggiora la mia vita? Caspita! Nessuna delle due. Mi diverte da matti.

E rimane l'ultima domanda:

 

Lo scopo di un fotografo è rappresentare la vita. Stai rappresentando la vita, o le immagini? La vita... spero!

 

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  • Perché faccio foto? Scatto foto per ricordare e perché mi piace la fotografia in quanto tale

 

  • Mi piacciono le mie foto? Sostanzialmente si. Quelle che non mi piacciono non le sviluppo.

 

  • Mi interessa conoscere il giudizio degl'altri? Se è così, perché? mi interessa il giudizio degli altri, ma non ne sono ossessionato né cerco di carpire "stili" che non mi appartengono. E poi, con l'emulazione di certe icone, la fotografia iconografica selvaggiamente interpretata da chiunque e spesso vissuta come fine e non come mezzo, mi spinge a considerare anche se il giudizio dietro ha un background "vero" o il "si fa così".

 

  • Voglio diventare famoso sui Social Media? Se volessi davvero, dovrei cominciare ad impegnarmici in maniera più "massiccia".

 

  • Voglio realizzare una mostra, un libro, o una galleria? Se si, perché? Con il gruppo di fotografi Romamor ho esposto qualcosa, ed ho qualche fotolibro "vero" (non quelli in carta patinata) già all'attivo. Però non ho il tempo, e parecchi progetti/idee sono riposte nel cassetto e negli hard disk.

 

  • Cosa esprime 'la mia fotografia' di me come essere umano? non saprei. Scattando relativamente poco, e a volte in circostanze "spintanee", credo che ci sia più il contenuto delle mie foto a raccontare di me che non quello che gli applico come "contorno" in termini di colori, tagli ecc.

 

  • Sono un 'creatore di immagini' o un 'catturatore di immagini'? Catturo vedute, per lo più.

.

  • La fotografia migliora la mia vita, mi galvanizza, o mi stressa e peggiora la mia vita? non avendo televisione, il ritocco fotografico occupa una buona parte delle mie serate.

 

  • Lo scopo di un fotografo è rappresentare la vita. Stai rappresentando la vita, o le immagini? Molte delle mie fotografie sono senza esseri umani, per cui direi che sto rappresentando un mondo di vedute deserte.

 

 

P.S. ho preso a Fedepan un pezzo del suo intervento perché soprattutto in certi ambiti ha colto in pieno il problema. Devo dire che frequento molti che amano la "fotografia" non la "tecnica fotografica", e quando faccio le uscite con quel gruppo (sempre troppo poche, purtroppo) si parla di "fotografia" e non di macchine e obiettivi.

Adesso vado a leggermi gli articoli. :)

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Si fa infine un gran parlare di etica e fotografia, e anche qui ci sono aspetti che non colgo, tipo: se oggi volessi raccontare la vita di una grande metropoli, gli aspetti da far emergere sarebbero tanti, tra cui la presenza di vagabondi e senzatetto. Ma questi scatti sono visti male, e non capisco mai se sarebbero accettati o meno in un reportage, facciamo un esempio, dal titolo "Stazione Termini e dintorni." Il politicamente corretto ha invaso anche la fotografia, e con il politicamente corretto non si esprime mai il proprio tempo; tant'è che molti dei più grandi scrittori che la storia ricordi, sono stati sempre malvisti dai poteri del tempo, spesso morti soli e in povertà e rivalutati dopo decenni. Il racconto della società non puoi mai essere politicamente corretto, anzi dovrebbe essere l'opposto.

 

mah... non è verissimo.

All'ultimo fotoleggendo c'era il racconto fotografico di due homeless che vivono (anzi vivevano, uno dei due è morto poco tempo prima della mostra) dietro il cimitero del Verano.

Si può raccontare tutto, con il giusto atteggiamento e la dovuta delicatezza.

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Tema molto interessante, non tanto a livello di discussione quanto di riflessione personale. Ancora più interessante il confronto con un professionista come Fede che è un valore aggiunto per questo forum perché rappresenta una visione diversa da chi invece scatta foto solo per passione.

Io partirei dalla citazione di un fotografo che amo molto, Ferdinando Scianna, e che è anche un po' filosofo e scrittore: Fotografia vuol dire "scrittura di luce" o "scrittura con la luce"? Forse entrambe le interpretazioni sono valide. Però se tu pensi che sia "scrittura di luce" allora pensi che sia il mondo, con la penna di luce, che descrive se stesso. Se invece pensi che sia "scrittura con la luce" allora tu sei scrittore e quindi la fai pendere dal lato dell'artista.

Mi pare una bella provocazione ma io sono per una terza via, non esiste l'artista in fotografia, al massimo un bravissimo artigiano. Non credo alla fotografia come arte, ma di sicuro la fotografia può essere cultura.

E ora provo a dare le mie risposte, non perché sia particolarmente interessante la mia opinione, ma perché aiutano me a capire cosa cerco in questo mezzo espressivo:

  • Perché faccio foto? Per diversi motivi e tutti banali. Il primo è che mi diverte. Il secondo è che mi annoio facilmente e la fotografia è una delle poche cose che invece continua a piacermi. Il terzo è che ho una pessima memoria e ho il terrore di dimenticare, immortalare le cose che vedo mi aiuta a creare una storia visiva della mia vita.
  • Mi piacciono le mie foto? Mi piacciono ma non troppo e tendo a scattare sempre meno. Però mi piacciono sempre meno anche quelle degli altri. Credo di essere arrivato ad una fase di cambiamento nel mio approccio alla fotografia ma non ho ancora trovato la strada giusta. Ho una sola direttiva, andare verso la semplicità, nello scatto e nella pp ma per fare ciò devo prima uscire dall'eccesso che comunque mi è servito.
  • Mi interessa conoscere il giudizio degl'altri? Se è così, perché? Mi interessa il giudizio di alcuni. Non perché non sia disposto ad accettare le critiche di tutti ma perché ho bisogno di fidarmi di quei giudizi e li prendo sul serio. Cerco di farli diventare elementi di crescita e di autocritica. Non amo i giudizi basati sulle formulette o che iniziano con "teoricamente...".
  • Voglio diventare famoso sui Social Media? Nessuna velleità del genere.
  • Voglio realizzare una mostra, un libro, o una galleria? Se si, perché? Mi piacerebbe realizzare un libro di foto e parole da lasciare ai miei figli, ma i progetti mi stancano ancora prima di iniziarli. Il motivo è banale, ho una pessima memoria e di riflesso ho paura che anche loro la abbiano e non ricordino chi fosse il loro padre.
  • Cosa esprime 'la mia fotografia' di me come essere umano? Un punto di vista, il mio. Che magari coincide con quello di altri milioni e quindi non è neanche così interessante.
  • Sono un 'creatore di immagini' o un 'catturatore di immagini'? Rispondo con un'altra citazione di Scianna (l'ho detto che mi piace): La novità della fotografia non è solo che è una fetta di visibile ma è anche una fetta di tempo. È l'irrevocabilità dell'istante in cui è stata fatta la foto che la rende così "tragica". Non è possibile per un fotografo fare una fotografia di un'immagine di qualche anno fa. La fotografia non è un'immagine "fatta" è un'immagine "ricevuta".
  • La fotografia migliora la mia vita, mi galvanizza, o mi stressa e peggiora la mia vita? Assolutamente la migliora! Peggiora quella di mia moglie credo...
  • Lo scopo di un fotografo è rappresentare la vita. Stai rappresentando la vita, o le immagini? L'asserto secondo me è falso e anche presuntuoso. Lo scopo di un fotografo non è rappresentare la vita ma se stesso, è il continuo e vano cercare di riconoscersi e rivedersi in quello scatto.

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  • Mi piacerebbe realizzare un libro di foto e parole da lasciare ai miei figli, ma i progetti mi stancano ancora prima di iniziarli. Il motivo è banale, ho una pessima memoria e di riflesso ho paura che anche loro la abbiano e non ricordino chi fosse il loro padre.

 

Su questo credo tu possa stare tranquillo, vedrai che i tuoi figli non dimenticheranno chi sei (e non sto parlando anagraficamente). Immagino che, per quanto dici di avere una pessima memoria, tu sappia benissimo chi fosse tuo padre, vero? Non è nelle gesta, o nelle immagini, che risiede la vera memoria. E' nelle emozioni, e quelle non si cancellano. Si possono sopire, ma non si cancellano... E prima o poi riemergono da sole.

 

 

 
  • Lo scopo di un fotografo è rappresentare la vita. Stai rappresentando la vita, o le immagini? L'asserto secondo me è falso e anche presuntuoso. Lo scopo di un fotografo non è rappresentare la vita ma se stesso, è il continuo e vano cercare di riconoscersi e rivedersi in quello scatto.

 

E' vero, è presuntuoso. Però è anche vero che la fotografia è un ottimo strumento di apprendimento. Ci sono persone che non hanno mai visto il mare, se non in fotografia, e persone che non hanno mai visto un elefante, se non in fotografia. Per quanto un fotografo abbia anche scopi personali al momento in cui scatta una foto, a latere documenta anche parte del mondo che ci circonda. E' qui che la domanda assume importanza. Diciamo che, estremizzando al massimo, i selfie sono immagini, mentre la foto a un fiore, o a un promontorio, sono rappresentazioni della vita, e ciò indifferentemente dalle intenzioni del fotografo stesso.

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Bella Riflessione la tua, dal mio punto di vista avendo frequentato e frequentando qualche forum di fotografia, ritengo che:

 

In un passato non troppo lontano, la fotografia era una forma culturale che aggregava le persone nella ricerca personale di espressione mediante una forma d'arte.

Attenzione, sottolineo due parole importante, culturale e forma d'arte!

In effetti non molto tempo fa, a mio avviso, i risultati fotografici dei professionisti erano mediamente migliori degli amatori, ma non così distanti fatta eccezioni di casi eccezionali... 

 

Oggi, la tecnologia a buon mercato, i social, i forum hanno messo in moto un meccanismo di auto-gratificazione che ha nel 90% dei casi ammazzato la componente culturale e barbaramente devastato il concetto di arte o forma artistica d'espressione. L'emulazione di certe icone, la fotografia iconografica selvaggiamente interpretata da chiunque ha dato a questo processo un escalation che ha drasticamente aumentato la forbice di quello che dicevo prima.

 

I professionisti si sono collocati in alto alla catena alimentare, gli amatori si divertono nelle loro cerchie ristrette ad autogratificarsi e nessuno parla più di cultura o arte se non per l'autoconvizione delle masse che qualsiasi donnina che attraversa le strisce, qualsiasi anziano con un bel po' di rughe o qualsiasi bianco e nero se ben contrastato abbia qualcosa di poetico.... in questo bailame i fotografi sono diventati come come i piccioni...

 

Esempi pratici: Scrivi la parola cultura nelle chiavi di ricerca di un qualsiasi forum e confronta i risultati e la quantità dei risultati con la stessa ricerca utilizzando la parola dragan

 

Prova a fare la stessa cosa con le parole, concetto e contrastato

 

confronta la quantità dei risultati e poi mi dici cosa viene fuori?!?!

 

Per non parlare dei filtri a buon mercato, a partire da instagram passando per ps o lr ... è stato pienamente ammazzato il principio fotografia

 

e per cui si pensa che qualsiasi scatto debitamente post-prodotto possa diventare arte e guai a criticare l'incarognito fotoammazzatore di turno perchè non potrai che ricevere sdegno e aggressioni di qual si voglia genere, lesa mestà, In altri termini io ho sollevato questa problematica diverse volte sul forum, ma vuoi perchè alcuni si sono evidentemente sentiti tirati in ballo ed altri hanno ovviamente preferito guardare altrove, nessuno farà mail la riflessione che hai fatto perchè farla significa:

 

  1. Dimostrare di avere umiltà e misurarsi concettualmente
  2. approfondire un propria passione, valutando strade meno semplici e apparentemente profittevoli
  3. decidere di comprendere se stessi 
  4. accettare eventualmente i propri limiti per poi tentare di superarli
  5. il punto 4 richiede sacrificio, perchè richiede forza nell'accettare un limite, dedizione e passione per imparare a superarlo
  6. Per imparare qualcosa, bisogna prima ammettere di non saperla

 

tutto questo caro amico, non è semplice, è molto più semplice postare a caso foto su foto, tanto gli amici del gruppetto un like su fb o un bravissimo su un forum, te lo regaleranno sempre.

+1

 

Concordo su tutto. I sei punti che indichi dovrebbero essere un mantra per chi ama la fotografia, e più in generale, per chi si dedica a una qualunque forma d'arte.

 

Grazie moltissime per il tuo intervento.

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Si fa infine un gran parlare di etica e fotografia, e anche qui ci sono aspetti che non colgo, tipo: se oggi volessi raccontare la vita di una grande metropoli, gli aspetti da far emergere sarebbero tanti, tra cui la presenza di vagabondi e senzatetto. Ma questi scatti sono visti male, e non capisco mai se sarebbero accettati o meno in un reportage, facciamo un esempio, dal titolo "Stazione Termini e dintorni." Il politicamente corretto ha invaso anche la fotografia, e con il politicamente corretto non si esprime mai il proprio tempo; tant'è che molti dei più grandi scrittori che la storia ricordi, sono stati sempre malvisti dai poteri del tempo, spesso morti soli e in povertà e rivalutati dopo decenni. Il racconto della società non puoi mai essere politicamente corretto, anzi dovrebbe essere l'opposto.

Chiudo, concordo in pieno con i punti indicati da Fede per migliorare la propria fotografia, non solo dal punto di vista tecnico.

 

Sfortunatamente oggi si tenta di imbrigliare le forme d'arte secondo canoni prestabiliti. Le classificazioni sono utili per creare un distinguo tra varie forme artistiche, e per poter valutare l'evoluzione nell'espressività degli artisti, ma allo stesso tempo, e nel tempo, son diventate delle catene che lentamente hanno sopito lo spirito vero e proprio dell'espressione artistica. Penso alla pittura, al modo in cui oggi un quadro viene valutato, ormai troppo spesso in base a quanto un eventuale 'mecenate' (anche il significato di questa parola, oggi, è cambiato molto) ha speso per acquistarla, e... Nella fotografia ciò è amplificato all'ennesima potenza perché la fotografia è una forma espressiva piuttosto ambigua perché è anche un mezzo di comunicazione molto potente.

  • C'è chi la considera uno strumento di cronaca. E sappiamo bene quanto la cronaca sia asservita alle idee di chi governa i notiziari, e soprattutto alla morale comune. Qui cade la scure chiamata etica. Quella che citi, e che non permette la libera espressione del fotografo e delle immagini.
  • C'è chi la considera uno strumento di documentazione. Le foto naturalistiche, i reportage, le memorie fotografiche, sono importantissime per ricordare a noi stessi chi siamo, cosa abbiamo combinato in passato, e come dovremmo guardare al nostro futuro.
  • C'è chi la considera una forma d'arte pura. E a mio parere spinge la fotografia verso orizzonti parecchio lontani dalla sua natura, tanto che ormai è il computer che definisce come sarà l'immagine finale. Giusto. Io amo ogni forma d'arte. Ma è ancora fotografia? O forse è qualcos'altro?
  • C'è chi la considera una forma di autodeterminazione, ecco... questo è il male assoluto perché ha generato la moda dei selfie.

La molteplice natura della fotografia crea confusione, specie oggi che è divenuta a portata di mano di tutti (il che è un bene) senza istruzioni per l'uso (che è un male).

 

Come accade troppo spesso in Italia, l'approfondimento di una materia, di una disciplina, di una forma d'arte, è lasciata all'iniziativa del singolo, e pur essendo il paese dove si respira cultura da ogni suo angolo, poco è offerto dal sistema formativo scolastico, davvero molto poco, e spesso è promosso dall'iniziativa di insegnanti illuminati (di nuovo, iniziativa del singolo).

 

Ed è per questo che un reportage sulla stazione Termini in cui sono ritratti gli homeless così come vivono realmente viene criticato dal sistema, e allo stesso tempo, il medesimo reportage portato su una rivista specializzata viene apprezzato senza mezzi termini.

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bellissima discussione, da leggere e rileggere con calma e da meditare; ci sono un sacco di spunti; cercherò di trovare, anche solo per me stesso, le risposte alle domande proposte.

grazie a Gloutchov!

Una discussione di cui se ne vedono poche o nessuna, e mi associo  a Massimo, le risposte potrebbero essere banali come no per cui anch'io mi prendo un po di tempo per riflettere.

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Credo che non esista solo l'Arte maiuscola, esiste anche, lecitamente, l'onesto dilettantismo, che a sua volta ha più livelli: per restare, in concreto, al nostro forum: innanzitutto ci sono i pochi (sappiamo chi sono) che studiano, si impegnano, sperimentano e ottengono risultati eccellenti, stimolanti per tutti. Forse neppure loro passeranno alla storia della fotografia, ma sono di stimolo e di esempio a tutti gli altri, più numerosi, che praticano la fotografia per divertimento, per curiosità, per interesse o anche per professione.

C'è posto e dignità per tutti, purché ci sia sincerità, voglia di imparare, serietà. Per quelli come me (che chiamo, senza voler essere riduttivo, dilettanti o amatori) le motivazioni e le preferenze personali possono essere le più diverse, ma alla fine emerge il valore del confronto, della critica costruttiva, dell'imitazione. Personalmente ho iniziato a frequentare il forum da assoluto principiante e sento di aver imparato molto, gli scatti di adesso non li avrei saputi fare due anni fa.

Credo infine che nel forum ci deva essere spazio non solo per postare immagini, ma che siano utilissime e formative anche queste discussioni che ci fanno riflettere sul senso di ciò che facciamo.

Anche questo aiuta a mantenere vivo il forum. Grazie a tutti per la partecipazione!

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Mi piace questa discussione.
Da modo di affrontare qualcosa di più della solo tecnica fotografica, ed entra nel significato stesso della fotografia e del fotografo.
  • Perché faccio foto? Faccio foto perché un giorno vorrò aver appese alla parete di casa mia delle immagini che raccontino luoghi,avventure ed emozioni. La fotografia sarà quella scintilla che accenderà in me in fuoco dei ricordi ogni qualvolta si assopirà.
  • Mi piacciono le mie foto? Sono un dilettante, più imparo sulla fotografia e meno delle mie foto passate mi piacciono. Ma allo stesso tempo quelle che faccio dopo sono più pensate e le trovo sempre più mie.
  • Mi interessa conoscere il giudizio degl'altri? Se è così, perché? Certamente! É l'unico modo concreto che ho per crescere e migliorare.
  • Voglio diventare famoso sui Social Media? no non mi interessa la popolarità dei social. condivido alcuni scatti su alcuni di essi, ma solo perché la fotografia fa ormai parte della mia vita e mi da piacere parlarne o trovare amici con l'hobby in comune.
  • Voglio realizzare una mostra, un libro, o una galleria? Se si, perché? Si ho un paio di progetti da voler realizzare, ma prima devo sentirmi all'altezza.
  • Cosa esprime 'la mia fotografia' di me come essere umano? Penso che al momento le mie foto trasmettono la profondità del mio pensiero
  • Sono un 'creatore di immagini' o un 'catturatore di immagini'? Senza dubbio un catturassero di immagini. Uso la PP solo perché la tecnologia delle non è ancora arrivata a uguagliare l'occhio umano.
  • La fotografia migliora la mia vita, mi galvanizza, o mi stressa e peggiora la mia vita? La migliora è un elemento importante della mia vita
  • Lo scopo di un fotografo è rappresentare la vita. Stai rappresentando la vita, o le immagini? Ognuno a uno scopo diverso, io voglio rappresentare emozioni.

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