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CarloM

Nulla é impossibile, ovvero un fotografo cieco

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non pensavo potesse esistere, ma esiste: Pete Eckert é un fotografo cieco e la cosa bella é che ha imparato a usare la macchina fotografica dopo avere perso la vista!

http://translate.googleusercontent.com/translate_c?depth=7&nv=1&rurl=translate.google.com&sl=en&sp=nmt4&tl=it&u=http://peteeckert.com/&usg=ALkJrhgY3RWQDRz-k7LaTK3Hqom_-YArOA

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2 minuti fa, il signor mario dice:

Perdonatemi ma questo mi fa pensare solo ad una non accettazione della cecità. Sarà perché tutta la mia vita è stata vissuta in mezzo alla cecità ma non riesco ad emozionarmi, se non in senso di compassione, per queste cose

é una non rassegnazione, non una non accettazione. Chi non accetta continua a battere la testa contro il muro, chi non si rassegna riesce ad ottenere un risultato nonostante l'handicap. É molto diverso. Pistorius ha perso le gambe, non per questo ha smesso di allenarsi per le olimpiadi e ci é pure arrivato. Stessa cosa per quel pilota italiano, di cui ora mi sfugge il nome... É una questione mentale. Conosco persone sanissime che si creano handicap che non hanno e persone con handicap con cui convivono benissimo, raggiungendo i loro obiettivi. Se leggi il testo, lo spirito di questa persona é chiaro. Quanto alla compassione, credo sia fuori luogo, dato che si tratta di un artista quotato a livello internazionale, che vive della sua arte. É più da invidiare che da compatire.

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Comprano perché è cieco. Fra Pistorius e lui c'è una differenza di fondo, Pistorius riesce a godere delle sue corse, lui, pur vivendoci non le vede, quindi si sta nel casuale. Comunque non è il primo cieco che fa fotografie, la cosa iniziò circa 20 anni fa, casomai è il primo cieco che ha saputo vendere, bene, questa sua illusione. Per me comunque anche se ci vive sempre compassione è

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Beethoven era sordo, ma nessuno lo compativa. L'immagine non si forma nell'occhio ma nella mente, come la musica non si forma nelle ossa dell'orecchio. Altrimenti non siamo fotografi ma operatori di macchina. Io non lo compatisco perché compatire, dal latino, significa condividere la sofferenza e il tipo non mi sembra sofferente, anzi direi che é felicemente realizzato. Poi ognuno la vede a modo suo! 😉

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Beehthoven divenne sordo da musicista poteva immaginare il suono, lui diviene fotografo da cieco è diverso anche se l'immagine della foto si forma nella mente la sua realizzazione il suo passare dalla mente al suo aspetto finale ha bisogno di passaggi visivi che lui non ha e non può avere.Tutti i passaggi di post, di elaborazione e montaggio non sono suoi ma di altri e sarebbe interessante scoprire il suo work flow dove, stranamente e molto probabilmente appariranno altre figure. Ripeto non è un fenomeno nuovo di nuovo c'è solo l'aspetto commerciale, ha solo saputo vendere bene la sua cecità.

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