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Sto finendo di pubblicare le varie foto scattate a dicembre e rimaste in arretrato causa un paio di settimane passate a Roma senza pc.
Questa è stata scattata in occasione di un'altra foto che vi avevo già proposto, elaborata in viraggio, e quindi ora ve la propongo a colori.
Non è esattamente la stessa foto: in questo caso la focale è più lunga, al fine di eliminare dalla foto la melma sull'acqua stagnante (che era anche il motivo del viraggio nell'altra foto, rendere meno evidente la melma).

Il soggetto è praticamente identico: un vecchio mulino ora adibito a museo su una pozza artificiale ricavata (per il funzionamento continuo del mulino) con l'acqua dell'adiacente Lago di Posta Fibreno (FR); l'ho usato anche in altre foto precedenti e lo fotograferò ancora in futuro, perché è una scena che mi piace parecchio (per ora ce l'ho a colori e virato in autunno, come sfondo di un ritratto in estate ed a colori d'estate. Mi mancano quantomeno inverno e primavera :P ).

Eccovi la foto:

16113298011_eac422de28_z.jpg
Il mulino / The Watermill by Abulafia82, on Flickr

Pentax K-5 + 18-55WR @ 37.5mm + Fotga C-PL, a mano libera.
Exif: Av, f/8, 1/80, 200ISO.

In PP: tutta su LR e veramente poco da dire. Bilanciamento del bianco, aumento contrasto e vividezza, diminuzione saturazione, abbassamento luci sul cielo e apertura lieve delle ombre in qualche punto più scuro, tramite spennellate.
Un filtro radiale sul mulino e il suo riflesso per renderli più presenti e leggibili (meno contrasto, nitidezza, apertura ombre, chiarezza).
Esportazione in .jpg e maschera di contrasto più spinta del solito.

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Oppure fotografare paesaggi al tramonto è la scelta giusta :D

Per confronto vi linko la foto scattata da un mio amico con una Nikon D5000 e un Nikkor 35mm fisso, della ragazza.
La stessa foto l'ha fatta anche lui con una Canon 5DII + Canon 17-40/4. E lui sviluppa con Camera Raw/Photoshop.
In pratica tre fotocamere di tre marche diverse, di tre livelli diversi (entry level, semi-pro, full frame), tre obiettivi diversi (zoom kit, fisso luminoso, grandangolare full frame), con tre sviluppi diversi (Lightroom, Photoshop, ?).

Però la foto, a parte contrasti e saturazioni a gusto personale, è la stessa ;)

(I colori sono identici perché usiamo tutti monitor calibrati).

(P.S.= è un link da Facebook, quindi la qualità è quel che è).

 

10896238_10204844568928173_8481425397808

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Lo dicevo che eri tu ad essere bravo, altro che la macchinetta... :)

Scherzi a parte la scelta dell'orario e quindi della luce è quasi tutto in una foto, ma poi la capacità di vedere cosa e dove enfatizzare.... beh ci vuole tanta pratica.

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Qui la foto s'è fatta da sola, giuro :D
Anche perché è un posto, pur semisconosciuto al di fuori del circondario, molto fotografato dagli appassionati locali.
Si scatta da una strada asfaltata, che poi prosegue a destra del mulino.
A sinistra c'è un canale di scolo con gli alberi "a ringhiera" e un muretto di cemento".
In basso una staccionata di legno.

In pratica, da quel punto, non si può che scattare a quel modo (io, "di mio", ci ho messo solo la diagonale in angolo).

Insomma, è più facile di quel che si creda.

Qualche giorno invito voi romani (e laziali) del forum e vi ci porto ;)

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Mi piacerebbe molto venire da quelle parti. Mio nonno era di strangolagalli e quindi ho sangue ciociaro che scorre  ;) . Per la foto ho messo subito stellina su flickr e parla da sola. Interessante il prima e dopo......il prima è significativo, credo, per comprendere la qualità di questa Pentax (se ho detto una cavolata chiedo scusa). Se vuoi (e se hai tempo) potresti scrivere un piccolo tutorial per arrivare a questo risultato finale in pp...sarebbe veramente utile

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Mi piacerebbe molto venire da quelle parti. Mio nonno era di strangolagalli e quindi ho sangue ciociaro che scorre  ;) . Per la foto ho messo subito stellina su flickr e parla da sola. Interessante il prima e dopo......il prima è significativo, credo, per comprendere la qualità di questa Pentax (se ho detto una cavolata chiedo scusa). Se vuoi (e se hai tempo) potresti scrivere un piccolo tutorial per arrivare a questo risultato finale in pp...sarebbe veramente utile

Qualche tempo fa pensavamo (con Alberto, l'amministratore) di fare qualcosa del genere con una rubrica sul sito. Ora che ho passato gli impegni che m'hanno tenuto un po' poco presente, potrebbe risultare un'idea fattibile, quanto meno sulle foto meglio riuscite (la mia idea era quella di scrivere un articolo sull'Esplore di Flickr e poi illustrare come sono arrivato alle foto che finiscono in quella selezione, ma non sarebbe un problema aggiungerne altre).

Comunque, dalla schermata di Lightroom, si vede già parecchio dello sviluppo, mancano solo le applicazioni locali e le curve (che quasi sempre risultano +5 +10 +20 -20 dalle luci alle ombre).

Tornando alla Ciociaria: se me lo dite con almeno una settimana di preavviso, chiunque di voi può venire a farsi un giro quando vuole. Di cose da vedere ce ne sono, e da Roma non ci vuole più di un'ora e mezza (in auto, traffico permettendo).

Due anni fa co-organizzai un'uscita fotografica proprio a Posta Fibreno, e riuscì più che bene (una 50ina di partecipanti, per lo più romani, gara fotografica amatoriale, e una giornata in allegria).

Insomma, nessun problema, basta il preavviso :D

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Molto curioso. 

 

Qui la foto s'è fatta da sola, giuro :D

Anche perché è un posto, pur semisconosciuto al di fuori del circondario, molto fotografato dagli appassionati locali.

Si scatta da una strada asfaltata, che poi prosegue a destra del mulino.

A sinistra c'è un canale di scolo con gli alberi "a ringhiera" e un muretto di cemento".

In basso una staccionata di legno.

In pratica, da quel punto, non si può che scattare a quel modo (io, "di mio", ci ho messo solo la diagonale in angolo).

Insomma, è più facile di quel che si creda.

Qualche giorno invito voi romani (e laziali) del forum e vi ci porto ;)

Ed è quella diagonale che fa la differenza tra le due foto , almeno ai miei occhi. Posso solo dirti "bravo", al solito.

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Sto finendo di pubblicare le varie foto scattate a dicembre e rimaste in arretrato causa un paio di settimane passate a Roma senza pc.

Questa è stata scattata in occasione di un'altra foto che vi avevo già proposto, elaborata in viraggio, e quindi ora ve la propongo a colori.

Non è esattamente la stessa foto: in questo caso la focale è più lunga, al fine di eliminare dalla foto la melma sull'acqua stagnante (che era anche il motivo del viraggio nell'altra foto, rendere meno evidente la melma).

Il soggetto è praticamente identico: un vecchio mulino ora adibito a museo su una pozza artificiale ricavata (per il funzionamento continuo del mulino) con l'acqua dell'adiacente Lago di Posta Fibreno (FR); l'ho usato anche in altre foto precedenti e lo fotograferò ancora in futuro, perché è una scena che mi piace parecchio (per ora ce l'ho a colori e virato in autunno, come sfondo di un ritratto in estate ed a colori d'estate. Mi mancano quantomeno inverno e primavera :P ).

Eccovi la foto:

16113298011_eac422de28_z.jpg

Il mulino / The Watermill by Abulafia82, on Flickr

Pentax K-5 + 18-55WR @ 37.5mm + Fotga C-PL, a mano libera.

Exif: Av, f/8, 1/80, 200ISO.

In PP: tutta su LR e veramente poco da dire. Bilanciamento del bianco, aumento contrasto e vividezza, diminuzione saturazione, abbassamento luci sul cielo e apertura lieve delle ombre in qualche punto più scuro, tramite spennellate.

Un filtro radiale sul mulino e il suo riflesso per renderli più presenti e leggibili (meno contrasto, nitidezza, apertura ombre, chiarezza).

Esportazione in .jpg e maschera di contrasto più spinta del solito.

 

Niente da dire sul piano tecnico, ovviamente.

 

Posso permettermi una considerazione personale però? Si tratta di questioni di gusto quindi se ne può parlare tanto per confrontarsi. Secondo me in questa foto (e anche in altre che hai postato ultimamente) c'è troppo e tutto è troppo nitido, visibile, a fuoco. Ovvio che fare foto nitide e a fuoco è una conquista e non un difetto ma personalmente credo che la fotografia sia un modo per avere uno "sguardo selettivo" sul mondo.

Proverò a spiegarmi meglio:

Sebbene siano il mulino, i suoi colori e il suo riflesso ad avere maggior peso attrattivo nella foto, la cosa che più mi distoglie è il caos creato dai rami secchi degli alberi sulla sinistra. Ora, se per contrasto ci fosse stato solo il caos movimentato dei rami secchi e la calma statica dello specchio d'acqua, l'interazione di questi due elementi l'avrei trovata più leggibile/digeribile ma qui c'è tanto altro a dover essere letto: le montagne, le nuvole, gli altri alberi sulla destra e il primissimo piano della terra.

Tu dirai "ma la fotografia di paesaggio è fatta proprio per includere tutto ciò che l'occhio riesce a vedere!" e siamo d'accordo ma qui, sempre secondo me, entra in gioco anche il fattore distanza: spesso la distanza fa sì che si possa includere tanto all'interno della scena ma, al contempo, al crescere degli elementi inclusi, diminuisce il loro dettaglio (proprio a causa della distanza che aumenta) e la loro dimensione e quindi il loro peso attrattivo nella foto, o meglio possono passare da soggetto a sfondo o diventare soggetto in quanto sfondo (se puoi capire ciò che intendo).

 

Sarò io che forse ho la tendenza a prediligere un'estetica più eterea e minimalista ma ecco, volevo renderti partecipe di questa mia considerazione e sapere cosa ne pensi.

 

Non so neanche se le mie considerazioni sono del tutto comprensibili in quanto mi rendo conto che sto tentando di tradurre concetti che ho maturato con lo studio della musica e della composizione (musicale) ma che sto scoprendo del tutto applicabili in altri campi estetici proprio perchè essi si riferiscono al sistema percettivo umano.

 

Fammi sape'! :)

 

L

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Niente da dire sul piano tecnico, ovviamente.

 

Posso permettermi una considerazione personale però? Si tratta di questioni di gusto quindi se ne può parlare tanto per confrontarsi. Secondo me in questa foto (e anche in altre che hai postato ultimamente) c'è troppo e tutto è troppo nitido, visibile, a fuoco. Ovvio che fare foto nitide e a fuoco è una conquista e non un difetto ma personalmente credo che la fotografia sia un modo per avere uno "sguardo selettivo" sul mondo.

Proverò a spiegarmi meglio:

Sebbene siano il mulino, i suoi colori e il suo riflesso ad avere maggior peso attrattivo nella foto, la cosa che più mi distoglie è il caos creato dai rami secchi degli alberi sulla sinistra. Ora, se per contrasto ci fosse stato solo il caos movimentato dei rami secchi e la calma statica dello specchio d'acqua, l'interazione di questi due elementi l'avrei trovata più leggibile/digeribile ma qui c'è tanto altro a dover essere letto: le montagne, le nuvole, gli altri alberi sulla destra e il primissimo piano della terra.

Tu dirai "ma la fotografia di paesaggio è fatta proprio per includere tutto ciò che l'occhio riesce a vedere!" e siamo d'accordo ma qui, sempre secondo me, entra in gioco anche il fattore distanza: spesso la distanza fa sì che si possa includere tanto all'interno della scena ma, al contempo, al crescere degli elementi inclusi, diminuisce il loro dettaglio (proprio a causa della distanza che aumenta) e la loro dimensione e quindi il loro peso attrattivo nella foto, o meglio possono passare da soggetto a sfondo o diventare soggetto in quanto sfondo (se puoi capire ciò che intendo).

 

Sarò io che forse ho la tendenza a prediligere un'estetica più eterea e minimalista ma ecco, volevo renderti partecipe di questa mia considerazione e sapere cosa ne pensi.

 

Non so neanche se le mie considerazioni sono del tutto comprensibili in quanto mi rendo conto che sto tentando di tradurre concetti che ho maturato con lo studio della musica e della composizione (musicale) ma che sto scoprendo del tutto applicabili in altri campi estetici proprio perchè essi si riferiscono al sistema percettivo umano.

 

Fammi sape'! :)

 

L

DEVI permetterti considerazioni personali, altrimenti che ci stiamo a fare qui; un post come questo a commento di ogni foto dovrebbe essere l'obiettivo di ogni forum, quindi per prima cosa ti ringrazio di averlo fatto per una mia foto ;)

Ho capito perfettamente il discorso e ti posso dire è del tutto logico, razionale ed interessante, ma ci troviamo su campi opposti dello schieramento :D

Ovviamente ognuno ha la propria percezione della realtà (fotografica o "artistica" in generale), e la mia è quanto di più lontano dal minimalismo ci possa essere. Quando fotografo qualcosa cerco di fare il contrario che isolare o selezionare un soggetto, quanto più invece tento di contestualizzarlo e di creare la scena più ampia possibile.

Ciò non significa che voglio includere tutto quello che c'è (altrimenti comprerei un 8mm e lo userei per fare panoramiche a 360°) ma se in una scena ci sono 10 elementi, io tento di includerne quanti più possibile che non disturbino.

Nel caso della foto qui sopra ho fatto molti tentativi: solo l'edificio col riflesso, solo gli alberi, solo lo sfondo col cielo, ma quella che mi ha convinto di più è stata questa pubblicata; ne ho fatte anche di più "larghe", che prendevano anche altri elementi, ma in quel caso sembravano troppo anche me.

Comunque la questione non è tanto quanti elementi entrano nella foto, ma quanti si immagina ce ne possano entrare: io punto ad includerne sempre "uno in più", lavoro in addizione, mentre tu (come tanti) punti al minimalismo, all'uno in meno, alla limatura ed alla sottrazione.

Credo che siano due posizioni egualmente importanti, interessanti e rispettabili, ma sono indissolubilmente legate ad ogni persona, senza oggettività.

Per riprendere al tuo parallelo con la musica: non sono un esperto, ma per i miei gusti preferisco sempre una nota in più che una in meno, uno strumento in più che uno in meno.

Un esempio pratico è "Quadri da un'esposizione" di Mussorsgky, che amo nella versione orchestrale di Ravel e che non mi esalta nelle versioni solistiche al pianoforte. Ed in generale posso farmi piacere molto una qualsiasi composizione concertistica, e farmi dispiacere moltissimo uno Chopin o un Debussy che m'annoiano come poche cose al mondo.

Lasciando la musica classica, che è terreno ardito per i profani come me, vale lo stesso discorso nella musica leggera: amo il pop ultraprodotto e arrangiato, adoro il rock anni '70 quando oltre a chitarra-basso e batteria subentrano mellotron, Hammond, flauti, violini e fiati, impazzisco letteralmente per il progressive rock più "carico" e barocco; d'altra parte odio visceralmente il garage, il country, il minimalismo elettronico, gran parte del punk e tutta quella musica che punta alla semplicità e alla penuria di elementi.

Ovviamente non mi fermo a fotografia e musica: trovo molto più soddisfacente leggere "Guerra e pace", "I Miserabili", "Il Signore degli Anelli", "Il Nome della Rosa", tutta la saga delle Fondazioni o "Moby Dick", piuttosto che sorbirmi l'asciuttissima prosa di un Hemingway, le elucubrazioni su una sigaretta di Svevo, l'insopportabile pressapochismo di un Bukowski o l'orribile ed insignificante scrittura di Kerouac.

In generale credo che essere "minimalisti" sia molto molto più difficile, e quindi sia anche più raro fare belle cose, rispetto al lavorare su molti elementi. Per il minmalismo (in tutti i campi) c'è bisogno di un soggetto forte ed interessante e di una tecnica purissima ed avanzatissima, che sono due caratteristiche molto difficili da trovare insieme; spesso trovo che il minimalismo sia un mero esercizio di stile, o semplicemente una sbandierata incapacità, e che quindi vada nettamente fuori da ciò che si prefigge.

Quando ci si riesce, però, i risultati piacciono molto anche a me ;)

Tornando all'argomento fotografico: adoro le foto grafiche o astratte, e quelle di architettura in bianco e nero, nonché i paesaggi stilizzati; solo che trovo difficilissimo trovare il soggetto adatto per una cosa del genere.

Per farti contento però posto un'altra foto fatta quello stesso giorno, che isola gli alberi ed il loro riflesso (ma non ho resistito ad infilarci dentro anche il sole). Probabilmente qualcun altro ci avrebbe tirato fuori qualche bella linea in bianco e nero, io invece con meno di questi elementi non so proprio lavorare :D

16106657012_813b56957a_z.jpg

Incroci / Intersection by Abulafia82, on Flickr

Ah, ovviamente... scusate il lunghissimo "pippone" :D

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DEVI permetterti considerazioni personali, altrimenti che ci stiamo a fare qui; un post come questo a commento di ogni foto dovrebbe essere l'obiettivo di ogni forum, quindi per prima cosa ti ringrazio di averlo fatto per una mia foto ;)

Ho capito perfettamente il discorso e ti posso dire è del tutto logico, razionale ed interessante, ma ci troviamo su campi opposti dello schieramento :D

Ovviamente ognuno ha la propria percezione della realtà (fotografica o "artistica" in generale), e la mia è quanto di più lontano dal minimalismo ci possa essere. Quando fotografo qualcosa cerco di fare il contrario che isolare o selezionare un soggetto, quanto più invece tento di contestualizzarlo e di creare la scena più ampia possibile.

Ciò non significa che voglio includere tutto quello che c'è (altrimenti comprerei un 8mm e lo userei per fare panoramiche a 360°) ma se in una scena ci sono 10 elementi, io tento di includerne quanti più possibile che non disturbino.

Nel caso della foto qui sopra ho fatto molti tentativi: solo l'edificio col riflesso, solo gli alberi, solo lo sfondo col cielo, ma quella che mi ha convinto di più è stata questa pubblicata; ne ho fatte anche di più "larghe", che prendevano anche altri elementi, ma in quel caso sembravano troppo anche me.

Comunque la questione non è tanto quanti elementi entrano nella foto, ma quanti si immagina ce ne possano entrare: io punto ad includerne sempre "uno in più", lavoro in addizione, mentre tu (come tanti) punti al minimalismo, all'uno in meno, alla limatura ed alla sottrazione.

Credo che siano due posizioni egualmente importanti, interessanti e rispettabili, ma sono indissolubilmente legate ad ogni persona, senza oggettività.

Per riprendere al tuo parallelo con la musica: non sono un esperto, ma per i miei gusti preferisco sempre una nota in più che una in meno, uno strumento in più che uno in meno.

Un esempio pratico è "Quadri da un'esposizione" di Mussorsgky, che amo nella versione orchestrale di Ravel e che non mi esalta nelle versioni solistiche al pianoforte. Ed in generale posso farmi piacere molto una qualsiasi composizione concertistica, e farmi dispiacere moltissimo uno Chopin o un Debussy che m'annoiano come poche cose al mondo.

Lasciando la musica classica, che è terreno ardito per i profani come me, vale lo stesso discorso nella musica leggera: amo il pop ultraprodotto e arrangiato, adoro il rock anni '70 quando oltre a chitarra-basso e batteria subentrano mellotron, Hammond, flauti, violini e fiati, impazzisco letteralmente per il progressive rock più "carico" e barocco; d'altra parte odio visceralmente il garage, il country, il minimalismo elettronico, gran parte del punk e tutta quella musica che punta alla semplicità e alla penuria di elementi.

Ovviamente non mi fermo a fotografia e musica: trovo molto più soddisfacente leggere "Guerra e pace", "I Miserabili", "Il Signore degli Anelli", "Il Nome della Rosa", tutta la saga delle Fondazioni o "Moby Dick", piuttosto che sorbirmi l'asciuttissima prosa di un Hemingway, le elucubrazioni su una sigaretta di Svevo, l'insopportabile pressapochismo di un Bukowski o l'orribile ed insignificante scrittura di Kerouac.

In generale credo che essere "minimalisti" sia molto molto più difficile, e quindi sia anche più raro fare belle cose, rispetto al lavorare su molti elementi. Per il minmalismo (in tutti i campi) c'è bisogno di un soggetto forte ed interessante e di una tecnica purissima ed avanzatissima, che sono due caratteristiche molto difficili da trovare insieme; spesso trovo che il minimalismo sia un mero esercizio di stile, o semplicemente una sbandierata incapacità, e che quindi vada nettamente fuori da ciò che si prefigge.

Quando ci si riesce, però, i risultati piacciono molto anche a me ;)

Tornando all'argomento fotografico: adoro le foto grafiche o astratte, e quelle di architettura in bianco e nero, nonché i paesaggi stilizzati; solo che trovo difficilissimo trovare il soggetto adatto per una cosa del genere.

Per farti contento però posto un'altra foto fatta quello stesso giorno, che isola gli alberi ed il loro riflesso (ma non ho resistito ad infilarci dentro anche il sole). Probabilmente qualcun altro ci avrebbe tirato fuori qualche bella linea in bianco e nero, io invece con meno di questi elementi non so proprio lavorare :D

16106657012_813b56957a_z.jpg

Incroci / Intersection by Abulafia82, on Flickr

Ah, ovviamente... scusate il lunghissimo "pippone" :D

 

Dunque, rieccoci qui! uhm mammamia, da dove comincio!? :D

 

Innanzitutto volevo specificare che io per "minimalismo" intendo "approccio minimalista" e non per forza "risultato minimalista".

Mi rendo conto che "minimalista" forse è termine troppo inflazionato, troppo codificato e ormai carico di preconcetti che rischia farci perdere il fuoco (no pun intended) del discorso.

Cerco di spiegarmi meglio: non itendo che in una foto ci debba essere, che so, il deserto totale e un albero per poterla giudicare "bella", ma che ogni elemento abbia un suo corrispettivo in termini di peso (grandezza in pixel) e funzione nell'immagine. Il vuoto ad esempio è funzionale quanto il pieno.

 

Ti faccio un esempio musicale dato che è stato questo il mio percorso accademico e professionale: prendi un suono lungo. immagina una nota tenuta all'infinito; te che non sopporti il "minimalismo" dirai che è solo una nota e non è affatto musica ed io non posso che dirmi d'accordo con te! Ora però prendiamo questa stessa nota e intervalliamola con delle pause di lunghezza diversa; abbiamo aggiunto solo dei silenzi eppure quella che prima era semplicemente una nota lunga e ininterrotta s'è trasformata in un ritmo che è sicuramente un qualcosa più vicino ad una "musica" (data la defizione di musica come "suono organizzato"... solo nel tempo in questo caso).

 

Saltando qualche lezione di composizione e andando subito a qualche concetto più avanzato, ti chiedo: cosa credi che possa tenere assieme un'opera complessa come i quadri di Musorgskij perlopiù nella suntuosa e variopinta orchestrazione di Ravel? La totale eterogeneità? Non esattamente. E' innegabile che l'eterogeneità (o meglio,"la variazione" in termini più strettamente musicali) svolga un ruolo fondamentale ma assieme ad essa lavora la sua controparte compositiva: la ripetizione. L'intera opera è percepita come un unicum dal nostro cervello perchè è basata su pochi temi, pochi ingredienti, che si ripetono e si trasformano lungo l'intera arcata temporale. Proprio il fatto che gli elementi fondanti siano così pochi e leggibili permette a Ravel di mettere in campo una mirabolante tavolozza di colori.

 

Lo stesso concetto si applica e tiene in piedi un brano di musica pop o una suite progressive rock come, che so, "Thick as a brick" dei Jethro Tull: i 44 minuti di questo brano non contano più di 5 temi (vado a memoria) ripetuti e trasformati e messi a contrasto fra loro.

 

D'altra parte in letteratura la storia non è diversa; per scrivere un intreccio complesso, bisogna che ci sia alla base la fabula più semplice che si può: "un anello in grado di dare potere alle forze del male capita nelle mani di una umile creatura che, a dispetto delle sue dimensioni, compie un'opera titanica mettendosi in viaggio verso il male e distruggendolo".

Una volta che hai una trama semplice puoi costruirci quello che vuoi... attorno, senza far perdere l'idea, o meglio, la domanda di fondo: "Riuscirà il nostro a distruggere l'anello?"... se all'improvviso Tom Bombadil tira fuori dell'erba pipa e l'avventura finisce con tutta la compagnia che diventa dipendente da erba, sarà anche tarantiniano, ma lo scrittore ha rotto il patto con il lettore, tradendolo! :)

 

Ti faccio la stessa domanda passando ad un'altra area estetica: credi se aprendo il frigo trovassi 63 ingredienti diversi e decidessi di includerli tutti nel mio piatto, la mia ricetta sarebbe sicuramente più buona? O forse posso valorizzarne 5 o addirittura 10 diversi ma cercando modi di farli interagire fra loro e preservandone la loro leggibilità/riconoscibilità?

 

Insomma, riassumendo, tanto per fare i "minimalisti" ( :P ), la complessità è l'accostamento e lo sviluppo di pochi e semplici elementi.

 

Torniamo alla fotografia, va'! Guarda questa foto che hai scattato:

 

https://www.flickr.com/photos/abulafiafoto/15377304673/

 

stesso soggetto. ti sei allontanato di più e il peso del caos dato dai rami degli alberi s'è affievolito ma, al contempo, anche il mulino ha perso di importanza. Contemporaneamente sono entrati altri elementi nella foto. Se gli alberi avessero continuato una schiera omogenea sulla destra sarebbero diventati bosco, un elemento leggibile come un unicum e non come l'unione di cose diverse. Purtroppo non è così e anzi, sulla sinistra si apre un altro panorama con una collina, altri alberi un po' più lontani. Sulla destra stessa cosa: compaiono le rocce, etc. In sostanza l'idea ottima di aumentare la distanza per evitare un dettaglio estremo su troppi elementi qui non può, a causa della conformazione del paesaggio, essere vincente. E tu giustamente cosa fai? Togli il colore! Togli il colore per tentare di compensare il troppo che era venuto fuori da una inquadratura più ampia.

 

Questo per dirti che secondo me anche tu hai questa idea di "poco" (o comunque di "non troppo") nelle tue foto e la pratichi al di là di quel che ti racconti! :) Non credo che le posizioni siano diametralmente opposte, quanto piuttosto l'una sia inclusa nell'altra.

 

Ho visto i tuoi scatti più vecchi su flickr e mi sembra che questo "sguardo selettivo" fosse più presente rispetto agli ultimi paesaggi. Possiamo ipotizzare che il gusto si modifichi col tempo?

 

Quando ho scritto minimalista non intendevo "il nudo soggetto isolato dal contesto"; il contrasto più forte in musica come in fotografia è proprio il dialogo tra soggetto e sfondo ed è pacifico che un buono sfondo è quello che conserva una leggibilità e una riconoscibiità al pari del soggetto.

 

Ti faccio un esempio personale: non so se ricordi le foto del croco che esce dalla neve o quella del fungo con la scintilla di luce sul cappello, ecco, quelle per me sono esempi del "minimalismo" come lo intendo io; uno sguardo selettivo che usando lunghezza focale, sfocature e punto di vista, stacca il soggetto dallo sfondo rendendolo più leggibile rispetto al caos iniziale come può essere il tappeto di foglie autunnali di un bosco.

 

Certo, dirai te, lì è facile perchè si parla di close up e non di paesaggi! Ma, ad esempio, oggi m'è capitato di sfogliare le 10 foto migliori del 2014 nella categoria paesaggio su 500px e reputo che l'idea di "sguardo selettivo" sia decisamente presente proprio come io la intendo:

 

http://iso.500px.com/best-of-2014-top-10-landscape-photos/

 

my 2 cents ;)

 

L

 

PS: riguardo la foto "Incroci", molto bella! Hai fatto benissimo ad includere il sole! La mia domanda piuttosto è: siamo sicuro che era proprio necessario far vedere così nitidamente la vetazione dietro gli alberi?

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Come sempre uno dei problemi maggiori della comunicazione è il valore ed il significato che si dà ad alcuni termini. Ovviamente ho tentato di rispondere a quel che si intende normalmente per minimalismo, ma la tua versione finale in effetti è stata abbastanza diversa. E più comprensibile.

Vediamo di rispondere in ordine.

1) Sulla variazione e ripetizione, in qualsiasi forma applicativa (che sia musicale, letteraria o fotografica) non posso che concordare, ma probabilmente mi sono espresso male sempre partendo dal presupposto della "tendenza a zero" del minimalismo.
Concordo ovviamente sulla necessità di elementi ripetibili che esaltino le variazioni, ma credo che l'individuazione del numero di elementi "giusto" sia, ancora una volta, soggettiva.

Esempio pratico: c'è chi si esalta per una semplice melodia ripetuta cinque volte in un brano di tre minuti, e considera "incasinato" qualsiasi cosa sia appena più complessa, così come c'è anche chi ha i gusti esattamente opposti, e sotto un determinato numero di elementi non trova soddisfazione. Di contro c'è anche non arriva neanche a sopportare quell'unico elemento e quella ripetizione, arrivando al "minimalismo" più intransigente.

Sulla fabula del Signore degli Anelli abbiamo opinioni diverse, anche se la narrerei in maniera quasi identica alla tua: la differenza è che per me quel numero di elementi è tutt'altro che semplice, avendo purtroppo letto una marea di romanzi che non ne contengono neanche la metà, e spesso neanche la metà della metà.
Per ri-citare Kerouac: "Sulla Strada" lo riassumerei con "un tizio scemo va in giro". E "scemo" è una considerazione personale, perché la fabula sarebbe solamente "un tizio va in giro" :D
Sinceramente già tutti gli elementi che hai descritto tu per me sono un bel piatto, e non un piatto ridotto all'osso.

A livello fotografico, per tornare in tema, come detto io preferisco la contestualizzazione, e non solo a livello formale.
Cioè l'elemento in più mi dà la possibilità di apprezzare meglio la foto non tanto per l'impatto estetico, ma anche e soprattutto perché quando vedo una foto mi incuriosisce tutto il resto.

Esempio pratico anche qui: un barbone su una panchina, una modella con il solito bokeh di alberi e foglie dietro, una vecchia porta, un elemento architettonico dell'arredo urbano, un albero; che hanno in comune? Sono tutti elementi che possono essere soggetti a sé di una foto, ma che io apprezzo infinitamente di più quando riesco a coglierci qualcos'altro.
Della foto street posso capire in che città o quantomeno in che tipo di ambiente è scattata (paesino? città? oriente? occidente? paese ricco? povero?), e quando succede la mia soddisfazione è maggiore.
Un ritratto di un barbone con lo sfocato dietro non mi dice molto, un ritratto di un barbone con la Torre Eiffel alle spalle mi risulta interessante.
Del ritratto "in posa" invece... no, quello mi fa abbastanza schifo a prescindere, contestualizzato o meno :P (ogni tanto abbasso il livello della conversazione, tendo all'ilarità immotivata ;) ). Però posso dire ad esempio che high-key e low-key mi piacciono pochissimo proprio perché non vedo l'altro. Così come ricordo che non amo gli sfocati "cremosi", ma quelli nervosi, pieni di pallini e forme strane, perché comunque per i miei gusti "riempiono" meglio l'immagine.
Se fotografando una vecchia porta riuscissi a far leggere anche un'insegna, un indirizzo, un'indicazione geografica o toponomastica qualsiasi, ne sarei decisamente più felice.
Così come un lampione mi piace di più se in qualche modo colgo anche tutto quello che c'è attorno, e non solo geograficamente: che stagione è, che meto c'è, che momento della giornata è, che tipo di quartiere è... tutto mi rende più interessante la semplice realizzazione di una bella foto col soggetto prominente ed il resto "tagliato".
L'albero, per parlare di un soggetto che col paesaggio c'entra di più, raramente riesco ad isolarlo: c'è la scena che può valorizzarlo, non lo nego, ma se posso preferisco sempre metterci una montagna di sfondo, una staccionata a complemento, una pozzanghera che riflette il cielo da qualche parte, un sentiero da un lato, una mucca sullo sfondo, un prato fiorito qui e là, e qualsiasi altro elemento possa essere presente nella scena. Raramente mi sembra un appesantimento.

Sul confronto tra le due foto della stessa scena.
-E' interessante perché le uniche differenze che ci sono tra quelle due foto, per me, sono dovute ad un solo ed unico motivo: la presenza delle foglie, degli aghi di pino, dei muschi e dell'altra "morchia" sul pelo dell'acqua. La mia intenzione era eliminarla perché antiestetica, o comunque renderla meno visibile.
Nella foto a colori l'ho semplicemente esclusa dall'inquadratura, e come scritto sopra i limiti sugli altri lati sono andati "da sé", l'inquadratura diventava quasi obbligata.
Nella foto virata, il viraggio l'ho utilizzato esclusivamente per "disattivare" il brutto effetto della sporcizia.
In un mondo ideale, dove posseggo tutto il tempo che voglio, gli obiettivi che voglio e il sensore digitale di un banco ottico (:D) avrei scattato la seconda foto, ma con un 50-100mm su un medio formato o ancora di più. Tutto avrebbe assunto una proporzione più piacevole (e non sarebbe scomparso il mulino), ma sarei riuscito comunque ad includere tutto quello che c'è nella seconda foto (che preferisco perché ha più respiro). E nello stesso mondo ideale l'acqua sarebbe stata limpida, senza bisogno di viraggio :D

 

 

Ho visto i tuoi scatti più vecchi su flickr e mi sembra che questo "sguardo selettivo" fosse più presente rispetto agli ultimi paesaggi. Possiamo ipotizzare che il gusto si modifichi col tempo?

 

Sicuramente il gusto cambia, ma io ancora credo di essere lontanissimo da avere uno stile "personale", anche perché non lo cerco. Fotografo solo per divertimento, non miro ad esprimermi con la fotografia (sono molto più bravo con le parole :P).
Ovviamente la fotografia esprime qualcosa di me (è inevitabile), ma non è il mio fine. Quindi la variabilità del tenore delle mie foto è dovuto alla semplice curiosità di provare a fare foto come ne vedo in giro, ad imitazione.
Dovessi invece fotografare solo ciò che mi piace salirei in un punto alto e fotograferei solo tramonti montani e riflessi, probabilmente...
 

 

Ma, ad esempio, oggi m'è capitato di sfogliare le 10 foto migliori del 2014 nella categoria paesaggio su 500px e reputo che l'idea di "sguardo selettivo" sia decisamente presente proprio come io la intendo:

 

http://iso.500px.com...ndscape-photos/

 

Ecco, questo link mi sembra molto interessante perché non noto una continuità tra le varie immagini.
-Della prima posso dire che, vista la preponderanza delle mongolfiere ambientate, faccio fatica a considerarla una foto "di paesaggio", bensì mi viene da guardarla come una foto di reportage ambientato. Non tanto perché la mongolfiera sia di per sé estranea al paesaggio (ce ne sono di perfetti anche con molte più mongolfiere, ma meno presenti), ma perché qui è il soggetto principale.
-Della seconda invece non vedo alcuna remora nell'inserire il più possibile nell'immagine, tanto che ha usato addirittura un formato panoramico. Non la vedo così tanto "selettiva", tanto più che anche qui ogni elemento è a fuoco (benché poco nitido...).
-Della terza, pur bellissima, posso dire che io non l'avrei mai scattata a quel modo, e che mi colpisce più per la distorsione prospettica del grandangolo e per la postproduzione aggressiva che per il paesaggio di per sé.
-La quarta, come la seconda, mi pare abbia incluso un gran numero di elementi: prato, chiesa, alberi, staccionata, anche se il punto di forza è sicuramente la montagna segnata dalle nuvole. Ecco, questa sarebbe stata "selettiva" magari concentrandosi solo su quello (o solo sulla chiesa, o solo sui prati), ma così come è fatta mi sembra abbastanza "dispersiva". In senso buono, visto che a me piace molto più così.
-La quinta non mi piace assolutamente, e ancora una volta mi sembra troppo chiusa e sgrandangolata. Se intendi questo per "selezione"... spero di non farlo mai :D
-Nella sesta avrei sparato all'uomo nell'inquadratura, e avrei scattato solo quando il corpo fosse completamente scomparso dall'immagine :P
Anzi, probabilmente sarei stato al posto suo, per eliminare anche il "picco" dall'inquadratura.
Il fatto che poi sia bruciata e non si veda il cielo me la rende insopportabile, anche in questo caso io avrei preferito tutto bene esposto, oltre che tutto a fuoco come è.
-La settima, l'ottava e la nona mi sembrano più coerenti tra di loro, ed anche molto più vicine ad i miei gusti.
-L'ultima, invece, è ancora una foto che non avrei scattato, al pari della terza: troppo grandangolo e poco paesaggio.

Insomma, come esempi non mi hanno convinto molto (troppo eterogenei tra loro), ma ci terrei a capire meglio cosa intendi per "selezione" e come intendi i limiti di elementi da includere in una fotografia.

 

 

PS: riguardo la foto "Incroci", molto bella! Hai fatto benissimo ad includere il sole! La mia domanda piuttosto è: siamo sicuro che era proprio necessario far vedere così nitidamente la vetazione dietro gli alberi?

Non sai che fatica sia in fase di scatto che di postproduzione per riuscire ad esporre tutto per bene controluce proprio per far apparire quella vegetazione :D
Sì, sinceramente io sono sicuro che senza la vegetazione la foto non mi sarebbe piaciuta, o mi sarebbe piaciuta molto meno. Se di là dagli alberi ci fosse stato un muro bianco, avrei lasciato intravedere anche la trama del muro, dei mattoni o dell'intonaco, per i motivi sopra detti.
Per me l'ambiente in una fotografia di paesaggio è importante almeno quanto il soggetto e, per gusto personale, anche in tutto il resto dei generi fotografici.
Non per nulla amo poco anche le macro "ben fatte", con lo sfondo totalmente omogeneo, pulito e sfocato, perché credo deturpi il soggetto più che valorizzarlo: preferisco vederci foglie, fiori, acqua e quant'altro ;)

 

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Interessantissima discussione.

Io vorrei introdurre anche un altro tema: osservando le foto del link non posso non notare la crescente tendenza di accomunare il paesaggio allo stile tolkien fantasy, non ho nulla contro, ma non sono foto nelle mie corde, anche se  in questo momento incontra  tanto favore nei social e soprattutto in quelli fotografici.

Sará copa dei film di harry potter, twilight, tolkien o della dilagante PP che avvicina il fotografo all'illustratore?

Mentre nelle foto dei contest  delle grandi marche e in quelli del national geographic le foto mi sembrano meno artefatte.

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Interessantissima discussione.

Io vorrei introdurre anche un altro tema: osservando le foto del link non posso non notare la crescente tendenza di accomunare il paesaggio allo stile tolkien fantasy, non ho nulla contro, ma non sono foto nelle mie corde, anche se  in questo momento incontra  tanto favore nei social e soprattutto in quelli fotografici.

Sará copa dei film di harry potter, twilight, tolkien o della dilagante PP che avvicina il fotografo all'illustratore?

Mentre nelle foto dei contest  delle grandi marche e in quelli del national geographic le foto mi sembrano meno artefatte.

Anche in questo caso credo sia gusto: le foto del NatGeo sono infinitamente artefatte, ma artefatte tutte allo stesso modo, alla maniera del NatGeo (ci sono plugin che cercano di imitarla, e il NatGeo stesso ha una sezione di grafica che "sviluppa" le immagini, anche altrui, tutte allo stesso modo per mantenere la linea editoriale).

Solo che ormai quel tipo di effetto, lo stesso da decenni (emulando in digitale quanto già si faceva in pellicola) ormai è diventato lo standard per le foto di viaggio, e quindi ci siamo più o meno tutti abituati, considerandolo "normale" :D

Per quanto riguarda lo sviluppo "fantasy"... non so, non lo vedo così invadente nel paesaggio, quanto più in certi tipi di ritratto ambientato. Lo stile che va ora nel paesaggio, e lo si vede anche nella serie di 500px, è quello "Marc Adamus/Juza/Canon", cioè contrasto e saturazione a palla, nitidezza massima e scenari d'impatto. Che sono un po' il contrario del fantasy "soffuso" e pieno dei flare degli illustratori :D

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Ecco, prendiamo la settima foto: ci sono un sacco di cose ma, a differenza della tua foto, è tutto più tridimensionale perchè il tutto è posto su piani diversi.

Nella tua l'occhio arriva fino al mulino e poi si ferma perchè la vista è sbarrata da una moltitudine di elementi tutti nitidissimi e che quindi domandano parecchia attenzione su di loro. Purtroppo però gli elementi non finiscono lì ma altri cercano di far capolino da quel che resta di libero nella scena imponendosi più bidimensionalmente che tridimensionalmente nonchè per la loro nitidezza/fuoco. Io credo ad esempio che la nebbia sia una ottima alleata di queste foto di paesaggio proprio perchè aiuta ad escludere il troppo (selezionare) e non credo sia un caso se è un elemento ricorrente in questa top ten. Così come non è un caso che ricorrano le albe e i tramonti: certo, sappiamo che è fondamentalmente una questione di contrasto migliore e diffusione (nonchè di colori!) creati da queste luci particolari, ma credo che ci sia anche di più e cioè la possibilità di nascondere alcune cose all'interno della scena, possibilità data appunto dalle ombre lunghe e morbide di queste ore particolari.

 

Per me "sguardo selettivo" vuol dire banalmente che se, ad esempio, hai un cielo sereno ma un terreno interessante, metti il terreno nei 2/3 e il cielo nel terzo che rimane; se al contrario hai delle nuvole interessanti ma una prateria quasi omogenea, fai il contrario; ma se, come nel tuo caso, hai un cielo nuvoloso e un terreno pieno di elementi allora devi decidere cosa mettere in risalto e devi scegliere come farlo! :)

Devi fare delle scelte. Comprendo perfettamente il tuo discorso ma personalmente reputo più coraggioso decidere di escludere quell'elemento in più dall'immagine piuttosto che includerlo (e su questo non credo converremo al momento).

 

Credo che escludere elementi dall'immagine (tramite sfocature, inquadratura, punto di ripresa), sia un modo di mettere più di se stessi (più del tuo gusto, della tua visione) all'interno della foto. E questo lo reputo un gesto coraggioso, artistico. Mentre il tutto a fuoco e il tutto presente è un qualcosa che tende più verso la documentazione visiva.

 

Questo però è un atteggiamento che personalmente ho sviluppato col tempo e credo che due esperienze mi abbiamo formato in tal senso: l'esperienza della montagna e il mio periodo di studio presso l'accademia d'arte in Germania. I tedeschi spesso mi mostravano foto di spazi vuoto per i quali loro letteralmente impazzivano e giuro che io li detestavo perchè li trovavo dei frikkettoni radical chic che si esaltavano per nulla. Mi sono sforzato di capire come mai una cultura che ha prodotto pensieri complessi come quello di Kant, Hegel, Bach etc. ha poi scelto la strada di una strada estetica che persegue la sobrietà e l'essenzialità... è sbagliato o forse è solo storicamente fisiologico e conseguenziale? Col tempo, senza neanche accorgermene, mi sono reso di conto di essere stato in parte contagiato da questa visione estetica (questa ed altre, in verità). Mi sono anche reso che ho preso ad ascoltare molto meno progressive rock e più musiche che sviluppano un altro tipo di dialogo :)

 

Direi che non c'è bisogno di avere tutto a fuoco o tutto ipernitido specie se il grosso dell'immagine è posto su di un unico piano dimensionale.

 

Prendi ad esempio le foto del negozio di dischi che hai postato su flickr: per me lì è tutto molto più bilanciato (sì, lo so, non è una foto di paesaggio quella), lì c'è molta "selezione", il che non ha implicato una perdita di contestualizzazione! Anche se non è a fuoco perfettamente, si capisce bene che la foto è scattata in un certo tipo di negozio di dischi!

 

spero di aver chiarito ulteriormente il mio pensiero :)

 

L

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Nella tua l'occhio arriva fino al mulino e poi si ferma perchè la vista è sbarrata da una moltitudine di elementi tutti nitidissimi e che quindi domandano parecchia attenzione su di loro. Purtroppo però gli elementi non finiscono lì ma altri cercano di far capolino da quel che resta di libero nella scena imponendosi più bidimensionalmente che tridimensionalmente nonchè per la loro nitidezza/fuoco.

Sì, ok... però se gli elementi sono tutti sullo stesso piano di fuoco non posso certo spostarli io :D

Non tutte le foto possono "spaziare", se lo spazio non c'è. Nel mio caso i piani sono solo tre: l'acqua, il mulino con le piante a chiudere, le montagne col cielo. Non esiste modo, fotografico, per aumentarli o dare profondità, il piano quello è...

Fra l'altro continuo a non essere sicuro che in questo caso la separazione dei piani mi sarebbe piaciuta di più, anzi. Il soggetto sono il mulino, gli alberi e il riflesso sull'acqua, e l'occhio verso il mulino dovrebbe portarcelo la diagonale ed il colore. Per il resto una sfocatura selettiva (ad esempio tramite un tilt-shift) qui mi sarebbe sembrata una pacchianata.

Aggiungo anche un altro elemento che probabilmente è molto importante: sono strabico, abbastanza per "non vedere in 3D", in pratica mi manca la visione stereoscopica (guardo o con un occhio, o con l'altro) e per la tridimensionalità il mio cervello ha imparato a "simularla".

E' una cosa impossibile da spiegare a chi vede "normalmente", ma prova ad immaginare di vivere in un fumetto, rende abbastanza l'idea. O non vedere la differenza tra un film 3D e uno 2D.

Ecco, nel mio caso la realtà è come un film in 2D.

 

 

Io credo ad esempio che la nebbia sia una ottima alleata di queste foto di paesaggio proprio perchè aiuta ad escludere il troppo (selezionare) e non credo sia un caso se è un elemento ricorrente in questa top ten.

La nebbia è sicuramente un elemento fotografico fondamentale proprio per quel motivo, ma non di soli paesaggi nebbiosi si può vivere :D

Ghirri, ad esempio, l'ha utilizzata e strautilizzata, sostenendo nel contempo la banalità della sfocatura (e quindi risultandomi abbastanza contraddittorio).

 

 

Per me "sguardo selettivo" vuol dire banalmente che se, ad esempio, hai un cielo sereno ma un terreno interessante, metti il terreno nei 2/3 e il cielo nel terzo che rimane; se al contrario hai delle nuvole interessanti ma una prateria quasi omogenea, fai il contrario; ma se, come nel tuo caso, hai un cielo nuvoloso e un terreno pieno di elementi allora devi decidere cosa mettere in risalto e devi scegliere come farlo!

Non scherzo, ma in quel caso io farei un'unione di più scatti, cercando di mantenere le proporzioni 1/3 e 2/3, ma senza escludere il cielo o il primo piano. Se tutto è interessante, io provo a metterci tutto.

 

 

Devi fare delle scelte. Comprendo perfettamente il tuo discorso ma personalmente reputo più coraggioso decidere di escludere quell'elemento in più dall'immagine piuttosto che includerlo (e su questo non credo converremo al momento).

 

Credo che escludere elementi dall'immagine (tramite sfocature, inquadratura, punto di ripresa), sia un modo di mettere più di se stessi (più del tuo gusto, della tua visione) all'interno della foto. E questo lo reputo un gesto coraggioso, artistico. Mentre il tutto a fuoco e il tutto presente è un qualcosa che tende più verso la documentazione visiva.

Pur ribadendo la mia intenzione di restare abbastanza "fuori" dalle mie foto, essendo il mio fine il solo divertimento, su quest'ultima affermazione sono del tutto in disaccordo.

Se la mia personale visione (del paesaggio) non comprende sfocature, nel momento in cui inserisco tutto esprimo più me stesso di quando provo ad accodarmi ad altri modi di vedere che non mi rappresentano in nessun modo :D

Capisco che il tutto a fuoco nel paesaggio sia una scelta conformista, ma è una scelta conformista come fare il vino con l'uva o la pasta con il grano. Una scelta naturale, più che banale.

E' pur vero che la pasta si può fare con altri cereali e gli alcolici con altri vegetali, ma a me il riso non piace e sono astemio ;)

 

 

Col tempo, senza neanche accorgermene, mi sono reso di conto di essere stato in parte contagiato da questa visione estetica (questa ed altre, in verità). Mi sono anche reso che ho preso ad ascoltare molto meno progressive rock e più musiche che sviluppano un altro tipo di dialogo

Ed infatti è una cosa troppo personale per omogeneizzarla su tutta l'ecumene :D

Io sono formalmente sempre più interessato alla complicazione che alla semplificazione (non avrei studiato giurisprudenza, altrimenti :P ), e per complicazione intendo anche cose a prima vista più sintetiche e lineari.

Ad esempio adoro la pittura umanista-rinascimentale-manierista o quella neoclassica e l'astrattismo di Kandinskij o Mondrian, mentre amo pochissimo l'impressionismo ed arrivo ad odiare l'espressionismo o l'action painting.

Questo nonostante l'impressionismo e l'astrattismo siano buttati nello stesso calderone di "arte moderna e contemporanea", mentre la pittura precedente è relegata nella definizione di "accademica".

Ecco, io invece vedo molta più contiguità d'azione tra Michelangelo e Modrian che tra Kandinskij e Pollock, che pur esteticamente potrebbero sembrare più vicini.

Insomma, eliminare elementi "tanto per eliminarli" è quanto più lontano mi possa venire in mente. Se non posso trovare un criterio logico e razionale su come eliminarli, tanto vale metterceli tutti nel miglior modo possibile.

 

 

Direi che non c'è bisogno di avere tutto a fuoco o tutto ipernitido specie se il grosso dell'immagine è posto su di un unico piano dimensionale.

Come detto, senza ulteriori schemi di lettura, io il bisogno del fuoco e del nitido lo sento.

E lo schema di lettura deve essere composto e analitico, non solo "prova a metterci di meno". Non fa per me.

Già sostituire la presenza di elementi con un'idea grafica, ad esempio, mi porta a provare qualcosa di più minimalista, ma più che altro in foto d'architettura. Il paesaggio sfocato... no.

 

 

Prendi ad esempio le foto del negozio di dischi che hai postato su flickr: per me lì è tutto molto più bilanciato (sì, lo so, non è una foto di paesaggio quella), lì c'è molta "selezione", il che non ha implicato una perdita di contestualizzazione! Anche se non è a fuoco perfettamente, si capisce bene che la foto è scattata in un certo tipo di negozio di dischi!

E qui siamo d'accordo, ma... non è una foto di paesaggio. Il punto sta proprio lì.

E' una foto "di reportage", "street", "antropica" o come la si vuol chiamare, ma non paesaggio.

Nel paesaggio lo stesso principio rende molto ma molto di meno: ne parlavamo in altri post, ad esempio, citando il fatto che tutti provano almeno una volta nella vita (se non molto più spesso) a fare "la solita" foto al fiore con uno sfocato riconoscibile (fiore, o altro piccolo elemento, davanti al Colosseo, davanti al Duomo, alla Torre di Pisa, al Taj Mahal, alla statua della Libertà), ma neanche l'1 per mille di quel tipo di foto può considerarsi "ben riuscita". L'idea attira, i risultati no.

Su 100 foto tutte a fuoco di un posto riconoscibile invece... beh, non dico 100, ma 90 risultano cogliere nel segno.

La mia foto sfocata nel negozio di dischi funziona finché rimane "labile", legata al concetto generico di musica o di negozio di dischi. Se già avessi voluto raccontare un particolare negozio di dischi, quella foto non sarebbe stata utile o, più che altro, non sarebbe bastata a se stessa. Infatti la mia preferita del set, neanche a dirlo, è quella che riprende tutto il negozio da un angolo (non è tutta a fuoco solo perché ero a mano libera e ho sbagliato qualcosa con l'iperfocale...). Quella, di suo, descrive sia il concetto generale di negozio di dischi, sia la precisa atmosfera di QUEL negozio di dischi (almeno come la colgo io).

Quando fotografo un paesaggio io non cerco di fotografare (solo) la bellezza della natura o dell'ingegno umano (nel caso di architettura), ma quanto più un determinato posto. Non per nulla sono un maniaco dei tag, delle indicazioni geografiche, delle date, degli orari e dei dati tecnici.

Se fotografo il Gran Sasso io fotografo il Gran Sasso e la montagna, non la Montagna, per capirci.

Se fotografo i laghetti di Marinello, io fotografo le lagune sulla spiaggia di Oliveri, non la Spiaggia.

E così via.

Probabilmente prima o poi arriverò a stufarmi della realtà e cercherò di sublimare e trascendere, ma credo sia una fase abbastanza lontana, se non lontanissima, rispetto al mio attuale sentire. Soprattutto perché mi diverte poco e, come stradetto, io fotografo per divertirmi e non per esprimermi.

 

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Sei astemio e non mangi riso?! Be' direi che questo spiega davvero tutto! :D

 

Be', se il divertimento non è una forma espressiva, ti invito a scriverlo in una mail ed inviarla all'attenzione delle maggiori case produttrici di videogame e film d'animazione nonchè ad alcuni attori comici. :)

 

Anche solo scegliere di guardare quel mulino invece di quello che c'era a 30 metri sulla sinistra è una scelta personale, figuriamoci scegliere di fotografarlo! C'è del tuo anche nel paesaggio più ampio e indiscriminato che tu possa immaginare.

 

La sfocatura la elencavo solo come mezzo di discriminazione in una foto ma ovvio che nel paesaggio è quella meno gradita/opportuna, figuriamoci altre pacchianate come il tilt shift.

 

Io, sinceramente, davanti a questa scena, così come l'hai presentata tu in questa foto, non avrei proprio scattato, mi sarei avvicinato di più o nel caso allontanato (ove possibile) ma questo sono io e questa foto invece l'hai scattata tu.

 

A me piace la complessità, cioè l'unione organica di tante parte semplici (meglio se coerentemente distrubuite)... la "complicazione/complicanza" invece cerco di lasciarla fuori dalla mia vita per quanto possibile! :)

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Sei astemio e non mangi riso?! Be' direi che questo spiega davvero tutto!

Sono una brutta persona, lo so :P

 

 

Be', se il divertimento non è una forma espressiva, ti invito a scriverlo in una mail ed inviarla all'attenzione delle maggiori case produttrici di videogame e film d'animazione nonchè ad alcuni attori comici.

Beh, ma in quel caso si "crea" divertimento. Fare un videogioco è una forma espressiva, giocarci è divertimento (a meno di casi particolari). Io con la fotocamera ci gioco.

 

 

Anche solo scegliere di guardare quel mulino invece di quello che c'era a 30 metri sulla sinistra è una scelta personale, figuriamoci scegliere di fotografarlo! C'è del tuo anche nel paesaggio più ampio e indiscriminato che tu possa immaginare.

E qui sono d'accordo, solo che se il "mio" è involontario, inconsapevole, naturale e casuale... non è mio.

Una cosa non pensata non è arte mai. Su questo sono categorico, è forse l'unica definizione di arte che riconosco vera :)

Non est ars quae ad effectum casum venit (non è arte ciò che deriva dall'effetto del caso).

Ed una cosa a cui non penso... è casuale.

 

 

Io, sinceramente, davanti a questa scena, così come l'hai presentata tu in questa foto, non avrei proprio scattato, mi sarei avvicinato di più o nel caso allontanato (ove possibile) ma questo sono io e questa foto invece l'hai scattata tu.

Io direi quasi che è questo il bello ;)

 

 

A me piace la complessità, cioè l'unione organica di tante parte semplici (meglio se coerentemente distrubuite)... la "complicazione/complicanza" invece cerco di lasciarla fuori dalla mia vita per quanto possibile!

Invece a me diverte anche quello, mi si presenta come un quesito da risolvere e la cosa mi stimola.

Sarà che da piccolo ho giocato troppo a TIM: The incredible machine, un simpatico videogioco in cui (più che altro) bisognava far cadere una palla in un cesto. Ma in mezzo si presentava così:

post-20-1132764157.png

 

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E qui sono d'accordo, solo che se il "mio" è involontario, inconsapevole, naturale e casuale... non è mio.

 

 

Ti piacerebbe che fosse così, sarebbe molto rassicuramente, ma purtroppo non lo è. Ci sono cose che sono tue anche se non sono sotto il tuo controllo cosciente; se scegli di guardare/scattare qualcosa è perchè quell'immagine si è sedimentata nella tua struttura magari guardando un film o la foto di un altro fotografo, leggendo un libro o anche ascoltando una musica. E se si è sedimentato quel particolare tipo di immagine e non un altro è perchè la tua personale struttura percettiva è sensibile proprio a quella forma e non ad un'altra; ci sono parecchi studi in merito ma a tal proposito a me piace "semplicemente" citare la massima scolastica che recita "quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur".

Quindi è roba tua sia quando la incameri che quando la restituisci scegliendo di guardare/scattare.

Insomma, pur non volendolo, ti sei costruito una sensibilità ed è attraverso quella che comunichi con il mondo... ti esprimi.

 

Fare un videogioco è una forma espressiva, giocarci è divertimento (a meno di casi particolari). Io con la fotocamera ci gioco.

 

 

Qui si aprirebbe una digressione enorme che ci porterebbe davvero troppo lontano. Ti dico solo che, sebbene vengano usati come sinonimi, "gioco", "divertimento" e "scherzo" sono tre concetti profondamente diversi (come non sono sinonimi i concetti "complesso" e "complicato/difficile"). E siccome le parole non sono solo parole bensì anche e soprattutto strutture cognitive (ce lo ha insegnato bene la Programmazione Neuro Linguistica), bisogna sceglierle accuratamente.

Nel caso specifico parlavamo della fase attiva, del creare. Sicuramente chi fa un videogioco pensa ad un tipo di atmosfera/emozione che vuole creare, emozione che ha provato egli stesso in primis, e si adopera per costruire un qualcosa che lo comunichi agli altri. Se non ti concentri solo sul videogioco ma allarghi il campo agli altri esempi di forma espressiva che t'ho citato tipo il film d'animazione o l'attore comico, vedrai che diventa tutto più chiaro.

Ecco, per essere comunicato, questo divertimento va prima provato e poi veicolato attraverso una composizione leggibile. (pertanto mi trovi più che d'accordo sul Non est ars quae ad effectum casum venit)

 

Tu che ti "diverti" mentre scatti cosa pensi che dovrebbero provare le persone quando vedono le tue foto? dolore? rabbia? tristezza? O magari sarebbe interessante che condividessero una emozione simile  (se reputi troppo coinvolgente il termine/concetto "emozione" chiamalo pure "processo cognitivo") a quella che ti ha spinto a scattare sia essa anche solamente "divertimento"?

 

Penso che se davvero lo facessi per "divertimento" e basta, non le pubblicheresti in pubblico né su flickr né su questo forum, no?

 

Se lo fai è perchè cerchi un confronto, di qualsiasi tipo esso sia, anche puramente tecnico, e il confronto implica una comunicazione.

 

Comunque mi pare che adesso stiamo andando davvero alla deriva, servirebbe ormai un thread specifico per parlare delle implicazioni che sono saltate fuori.

 

Nel frattempo però ho usato queste informazioni per tracciare un tuo profilo psicologico piuttosto accurato! :D

 

PS: quel videogioco che simula la Pythagora switch è per me un esempio perfetto di "complessità" in quanto ogni elemento compie una semplice operazione; è l'unione molteplice di queste semplici parti che crea una sensazione esteriore di caos e di complicatezza. Come a dire, un sistema operativo o un qualsiasi software è una cosa davvero complessa ma se lo riduci ai minimi termini vedrai che è un insieme di moduli che presi singolarmente fanno operazioni "stupide". Addirittura ridotto ai termini massimi è una sequenza di due cifre: 0 e 1!

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Comunque, dalla schermata di Lightroom, si vede già parecchio dello sviluppo, mancano solo le applicazioni locali e le curve (che quasi sempre risultano +5 +10 +20 -20 dalle luci alle ombre).

 

 

 

Le curve è un settaggio base che imposti tu sulle foto correttamente esposte come default?

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Le curve è un settaggio base che imposti tu sulle foto correttamente esposte come default?

Sì, circa.

Diciamo che l'impostazione che uso più spesso è fra +15 e +25 di contrasto e poi +5 + 10 +20 -20 per alte luci / colori chiari / colori scuri / ombre; ovviamente se la foto ha bisogno di più o meno contrasto (le curve servono praticamente a quello) vario le impostazioni, ma quelle sono la base che provo ad applicare a tutte le foto.

Discorso valido per le foto di paesaggio a colori, in bianco e nero contrasto di più, e su altri generi m'adatto di più alla scena.

 

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Ti piacerebbe che fosse così, sarebbe molto rassicuramente, ma purtroppo non lo è. Ci sono cose che sono tue anche se non sono sotto il tuo controllo cosciente

Il punto sta là: se non è cosciente, per me non è roba interessante e non la considero mia ;)

Comprendo tutto il resto del discorso e concordo pure, ma come un mio sogno non è un mio racconto, così una foto scattata incoscientemente non è una foto voluta.

Sottolineo che "incoscienza" è diverso da "automatismo": se metto una diagonale nell'angolo, anche senza accorgemene, è abitudine. Se fotografo un orizzonte storto e magari il risultato non è brutto, è incoscienza (perché per volontà o abitudine l'avrei fatto diritto).

 

 

Tu che ti "diverti" mentre scatti cosa pensi che dovrebbero provare le persone quando vedono le tue foto? dolore? rabbia? tristezza? O magari sarebbe interessante che condividessero una emozione simile  (se reputi troppo coinvolgente il termine/concetto "emozione" chiamalo pure "processo cognitivo") a quella che ti ha spinto a scattare sia essa anche solamente "divertimento"?

In realtà non cerco di suscitare molto in chi guarda le foto, se non un "oh, bella foto". E non per tenere un basso profilo o altro, ma perché in effetti per me la tgratificazione migliore è che gli altri considerino le mie foto "belle". In senso estetico.

Come ho scritto tante volte, cerco di essere il più banale (absit iniura verbis, intendo convenzionale) possibile, anche perché il mio gusto, anche per foto altrui, è indirizzato verso aspetti di correttezza/piacevolezza più che di coinvolgimento emotivo.

Non a caso posso visitare una mostra di Cartier-Bresson e annoiarmi a morte, e poi passare un'ora a sfogliare foto su flickr cercandole con 2-3 tag che mi interessano.

Sono quanto di peggio possa offrire il fotoamatoriato: foto convenzionali e semplice ricerca dell'apprezzamento altrui.

Mi manca solo il "PH" alla fine del nome :P

Dividerei poi nettamente la fase di scatto da quella di sviluppo e quella di pubblicazione.

Io scatto per divertirmi, in vari modi: usare un apparecchio elettromeccanico (se potessi fare una fotografia senza fotocamera, non lo farei. Mi piace proprio smanettare con levette e pulsantini), uscire un po' di casa (che non è un'abitudine né una cosa particolarmente piacevole per me), girare un po' (odio viaggiare, la fotografia mi fa superare un po' lo scoglio) ed altro, ma in alcun modo durante lo scatto penso a chi guarderà le mie foto poi.

Quando poi invece le sviluppo al pc, il divertimento sta nello smanettare davanti al computer: la K-5 tira fuori dei bellissimi .jpg, a volte migliori dei miei raw. Ma mai e poi mai scatterò in .jpg, proprio perché mi toglie metà del divertimento; anzi, la cosa mi spinge ad impratichirmi con la post-produzione per cercare di emulare quel che già la fotocamera farebbe.

La pubblicazione è solo il "coronanemento" del processo precedente e, giuro, è finalizzata più che altro ad acchiappare buoni commenti, per ego personale.

Lo dimostra anche il fatto che di solito postproduco tutte le foto "non sbagliate" che faccio, ma poi ne pubblico molte molte meno (di solito quelle che considero migliori, più quelle che so potrebbero ottenere un certo riscontro).

Insomma, durante tutto il processo fotografico io penso all'eventuale visualizzatore solo alla fine, e solo per accaparrarmi un buon giudizio. Di suscitargli chissà quali emozioni... no, non mi importa nulla, per ora (non nego che prima o poi capita a tutti di fare qualcosa di più personale, ma per me il momento non è neanche vicino).

 

 

Nel frattempo però ho usato queste informazioni per tracciare un tuo profilo psicologico piuttosto accurato!

Sono semplice e lineare, nonostante tutto :P

 

 

PS: quel videogioco che simula la Pythagora switch è per me un esempio perfetto di "complessità" in quanto ogni elemento compie una semplice operazione; è l'unione molteplice di queste semplici parti che crea una sensazione esteriore di caos e di complicatezza.

Dipende da come ci giochi: io puntavo ad usare tutti i pezzi e cercare di finirlo in maniera "ortodossa", cioè "tu programmatore mi hai dato 30 pezzi per arrivare al risultato, io giocatore voglio usarli tutti e 30 per ricreare il modello che avevi in mente".

Il mio compagno di giochi dell'epoca, ora ingegnere, faceva esattamente il contrario: tentava di usare meno pezzi possibili per arrivare ad una soluzione più veloce e diversa da quella prefissa dal gioco. Cosa che per me era un'eresia, come barare...

Ed è quello che probabilmente faccio anche con la fotografia ;)

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