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RS232

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  1. I filtri grigi a densità neutra di qualità si sa quali sono e son tutti ottimi. Il problema semmai è nella scelta della giusta gradazione che dipende dall’utilizzo che ne devi fare, sul quale non ci dici nulla. Ti sconsiglio invece i filtri ND a densità variabile i quali presentano numerosi inconvenienti: calo di nitidezza, riflessi, rischio di vignettatura (sono di fatto due filtri polarizzatori sovrapposti) e soprattutto, alle densità di grigio più elevate, si può riscontrare un’esposizione poco uniforme, il cosiddetto color shift (una fastidiosa deriva di colore) e la comparsa di un pattern
  2. La prenderò un po’ alla larga esprimendo alcune considerazioni molto personali – e dunque opinabilissime – sull'utilizzo del fish-eye che, a mio avviso, è un obiettivo infido e difficile da usare. La difficoltà maggiore nell’uso di quest’obiettivo, però, non è di natura tecnica, bensì compositiva e creativa. Perché all’inizio il fish-eye inganna; i primi scatti sembrano sempre belli perché subiamo il fascino di quelle immagini arrotondate che ci presentano il mondo visto con gli occhi di un pesce. Il nostro cervello rimane inizialmente sorpreso nel trovarsi di fronte ad una rappresentazione co
  3. Il bokeh c’entra poco con la domanda che poni, essendo un concetto legato più alla qualità che alla quantità del fuori fuoco. Per ottenere quello che chiedi, invece, devi effettuare la messa a fuoco sullo sfondo e minimizzare la profondità di campo aprendo il diaframma, usando lunghezze focali elevate o riducendo la distanza dal primo piano che vuoi sfocare (non devi necessariamente fare tutte e tre le cose, ma trovare un giusto mix che ti faccia avvicinare il più possibile al risultato atteso). Comunque tieni presente che il limite prossimo della profondità di campo è diverso dal li
  4. L’utilità di un filtro di protezione da applicare alla lente frontale dell’obiettivo dipende da valutazioni personali su questioni soggettive, come il valore degli obiettivi da proteggere, la probabilità di trovarsi in situazioni di ripresa a rischio, la spesa da sostenere per dei filtri di qualità, il numero di obiettivi con diametri diversi che abbiamo nel corredo. La protezione non è soltanto contro i graffi, ma anche contro lo sporco che può depositarsi sulla lente frontale. Anche la filettatura dell’obiettivo è maggiormente protetta contro possibili piccole deformazioni causate da ur
  5. Possiamo dire che, in prima battuta, le due tecniche si equivalgano. Se si fanno foto d’architettura occasionalmente (ad esempio visitando da turisti una città d’arte) o anche per lavoro, ma senza requisiti stringentissimi (come, ad esempio, per corredare gli annunci di un’agenzia immobiliare), non c’è alcun bisogno di svenarsi per acquistare un obiettivo decentrabile. Oltretutto la correzione, in questi casi, non dev’essere neanche totale in quanto – a mio avviso – le linee non perfettamente verticali danno movimento all'immagine e, di solito, giovano all’effetto complessivo della foto. Non
  6. L’apertura relativa è una grandezza adimensionale, ossia un numero – noto anche come numero N – dato dal rapporto fra la lunghezza focale dell’obiettivo ed il diametro della sua pupilla d’entrata, ossia: N = f : d (se vuoi farti un’idea sperimentale di cosa sia la pupilla d’entrata di un obiettivo prova ad osservare quell’obiettivo dal davanti, cioè dalla parte da cui entra la luce: quella che ti sembra di scorgere non è l’apertura vera del diaframma, bensì una sua immagine virtuale che rappresenta la pupilla d’entrata del sistema ottico) In uno zoom di solito l’apertura massima
  7. L'importante è avere chiaro il significato di rapporto di riproduzione. Per quanto riguarda l'aspetto meramente terminologico (che pure ha la sua importanza), di solito si fa riferimento alla classificazione di massima illustrata in tabella. Ciao.
  8. Ansel Adams – uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi – ebbe a dire che “non esiste fotografia senza paraluce”. Una frase tanto famosa, quanto purtroppo disattesa. Ovviamente i benefici di un paraluce non sono costanti, ma dipendono dalla situazione di ripresa; tuttavia si tratta di un accessorio di fondamentale importanza che converrebbe tenere sempre montato sull’obiettivo, anche quando si fotografa in ombra. In commercio si trovano moltissimi tipi di paraluce, a seconda della forma e del materiale impiegati: quadrati, rettangolari, a petalo, a sezione conica, a sezione cilindrica, d
  9. Mi permetto di dissentire da quest’affermazione …a meno che non sia ironica, nel qual caso chiedo scusa in anticipo Certo, se croppando trasformi una foto di gruppo in un ritratto in primo piano probabilmente, quando hai scattato, avevi le idee un po’ confuse . Altrimenti direi che è vero esattamente il contrario. Il crop, come ogni altro strumento di post produzione, fa parte integrante del processo di creazione di un’immagine fotografica e, come tale, è più che lecito usarlo (nei limiti del buon senso, ovviamente). Sono pochi i generi fotografici che ti consentono scatti ragionati, per
  10. Fotografare non significa fotocopiare il mondo ed il fine ultimo di una riproduzione fotografica è tutt’altro che la riproduzione fedele della realtà: di conseguenza, la presenza dei colori non costituisce di per sé un vantaggio per il fotografo. Questa semplice verità sembra sfuggire a quelli che pensano che il bianco e nero sia una forma d’espressione limitata, una semplice continuazione di una tradizione, un ritorno al passato che ci emoziona sol perché ci avvicina ai pionieri dell'arte fotografica. E l’autore di quest’articolo – visto che definisce il bianco e nero "figlio di un limite chi
  11. Non voglio entrare nel merito del tuo esperimento, che potrebbe contenere imprecisioni più o meno rilevanti in molti suoi punti (per fortuna ti aiuta la focale alquanto corta che hai utilizzato). Facciamo pure l’ipotesi che i conti sull’iperfocale siano giusti, che le tacche che hai segnato sull’obiettivo siano precise, che le distanze siano state misurate correttamente, che il tuo obiettivo abbia una resa uniforme ai vari diaframmi, che le riprese non siano affette da nessun altro problema e così via. Io vorrei invece spostare l’attenzione sull’uso improprio del concetto d’iperfocale che il t
  12. La gradevolezza del rapporto fra i due lati di una foto dipende esclusivamente dal gusto personale. La maggiore diffusione del formato 2:3 sta orientando oggigiorno le preferenze di molte persone sui formati più allungati, ma è solo questione di abitudine. Io ad esempio, da utente 4:3, trovo molto gradevole tale formato che, peraltro, ha giocato un ruolo di grande rilievo nella fotografia già dai tempi della pellicola (basti ricordare il formato 4.5x6 cm ottenuto su rulli da 120 o il mezzoformato 18x24 mm). Ed anche l’era digitale è di fatto iniziata col 4:3 visto che, a quei tempi, le risoluz
  13. Ai tempi della pellicola, il 50 mm è stato per lunghi decenni considerato l’obiettivo normale per eccellenza essendo la sua lunghezza focale circa pari alla diagonale del formato di riferimento (che vale grosso modo 43 mm). La normalità – vera o presunta – di questa focale nasce dal fatto che essa produce risultati alquanto vicini alla visione dell’occhio umano generando, per tale motivo, immagini prospetticamente gradevoli. Diciamo che, in tal senso, possiamo considerare normali gli obiettivi aventi un angolo di ripresa che spazi da 45 a 60 gradi circa. L’estrema richiesta e diffusione d
  14. Solo una riflessione aggiuntiva su quest'affermazione che può essere vera o falsa a seconda di come la s'intende. La quantità di luce che colpisce il sensore per unità di superficie non varia col formato del sensore altrimenti, a parità d'apertura relativa, varierebbe l'esposizione passando da un formato all'altro. Volendo ottenere la stessa esposizione su superfici di grandezza diversa, ciò che varia è invece la luce complessiva che raggiunge il sensore: un sensore più grande, a parità d'apertura relativa, riceve complessivamente più luce di un sensore più piccolo, ma la luce viene distribuit
  15. Nel mio intervento precedente ho volutamente trascurato il circolo di confusione perché non si tratta di una grandezza regolabile dal fotografo, bensì di un valore fisso stabilito convenzionalmente sulla base di assunzioni statistiche derivanti dallo studio della fisiologia dell'occhio umano. L’acuità visiva di quest'ultimo – cioè la sua capacità di distinguere oggetti via via più piccoli – è una grandezza difficile da definire e da misurare dipendendo essa da svariati fattori sia fisiologici che ambientali. Per farla breve, diciamo che, di norma, si assume che un individuo con un apparato vis
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