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Angela Castorelli

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  1. Nello scritto "Il ritratto fotografico come entelechia", ora in "Fatti diversi di storia letteraria e civile", Sciascia parte dalla lettura della "Camera chiara" di Roland Barthes. Lo scrittore francese è alla ricerca della vera immagine della madre, la verità del suo volto, e la scopre in un'immagine di lei bambina. Quella che insegue, scrive lo scrittore, non è la somiglianza fisica della madre, ma quella che egli chiama "entelechia", termine coniato da Aristotele che designa lo stato di perfezione; meglio: il compiuto, l'intero di un ente che ha raggiunto il suo fine attuando ciò che era in
  2. Domani è il centenario della nascita di Leonardo Sciascia, a cui La Repubblica, lo scorso 31 dicembre, ha dedicato un articolo davvero molto interessante, a firma di Marco Belpoliti, sul suo amore per l'arte e soprattutto per la fotografia. Non c'è infatti quasi racconto o romanzo del grande scrittore siciliano che non contenga il riferimento a un'immagine: citazioni figurative di quadri e fotografie, di stampe e incisioni, e anche di film. Molti suoi lettori sicuramente ricordano come al centro di "Toto modo" vi sia un quadro di Rutilio Manetti, "La tentazione di Sant'Antonio" del 1630, posto
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