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CANON EF 35mm 1:1,4 L II


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Canon EF 35mm 1:1,4 L II

Sono ormai tanti anni che fotografo; pur non riuscendo ancora ad ottenere fotografie decenti, mi sono fatto in passato una certa esperienza (comperando e) utilizzando una varietà notevole di sistemi fotografici di diversi formati.

Cresciuto a fotocamere meccaniche e pellicole invertibili di bassa sensibilità, ho prima agognato e poi apprezzato gli obiettivi a focale fissa di elevata luminosità: inizialmente solo per la banale considerazione che rendevano possibili riprese in luce ambiente ridotta senza dover ricorrere al flash (che ho sempre detestato cordialmente); in seguito soprattutto perché i migliori tra essi restituiscono immagini con plasticità e tridimensionalità preclusa agli zoom, specie se di qualche tempo fa.

Quando nel 2010 tornai al sistema Canon EOS (che con Velvia e Tri-X mi aveva accompagnato, tra alterne vicende e con qualche scappatella, dal 1987 al 1999) ebbi modo di verificare che gli obiettivi fissi Canon di fascia alta, sul FF, mi restituivano la stessa qualità delle costosissime ottiche asferiche Leica M: solo che le Canon offrivano in più un eccellente autofocus e soprattutto… non si rompevano; le mie Leica M8 prima ed M9 poi tornavano alquanto in Germania a farsi riparare, invece le Canon (7D, prima e poi in coppia con la 5DMk2) macinavano migliaia di scatti senza fallire un colpo.

Così, al ritorno della seconda deportazione in Germania, decisi di vendere tutto il sontuoso corredo telemetro digitale Leica, ricavandone da un lato pecunia per pagare altri più noiosi conti in sospeso, dall'altro un quartetto di compagni di ventura del 35L, reperiti usati dal noto commerciante Milanese.

Ma l'obiettivo Canon che mi convinse a fare il salto definitivo da Leica M digitale a Canon, fu proprio l'EF 35mm 1:1,4 L (prima serie): sulla 5dII nulla aveva ad invidiare alla blasonata concorrenza (35mm Summilux asph. su Leica M9) pur costando - l'insieme - assai meno della metà.

Quanto agli altri fissi luminosi scriverò in futuro, se ci sarà ancora qualcuno che avrà voglia di leggersi le mie memorie… Il Canon EF 35/1,4 L è l'obiettivo fisso che conviene tenersi stretto e vendere per ultimo, se proprio si deve farlo: infatti, mentre alterne vicende della vita e della mia follia mi portarono nel tempo ad alienare e permutarediversi "pezzi" pregiati (talvolta ricomperati in seguito) tuttavia per anni mi guardai bene anche solo dal pensare di permutare il 35, semplicemente perché non c'era nulla di meglio per le mie Canon con cui fotografare nella maggior parte delle mie occasioni, con la sicurezza di ottenere risultati di qualità in qualsiasi condizione di luce.

La plasticità del primo 35L è tuttora da riferimento, e la nitidezza alla massima apertura supera quella delle altre ottiche superluminose della casa, ad eccezione forse dell'85/1,2 L II, se chiuso di quel mezzo stop.

E' vero – l'ho già scritto altrove - che la nitidezza non è tutto, ma viva la faccia di questo 35mm: soprattutto con il macro 100/2,8L stabilizzato formava una formidabile coppia di obiettivi veloci, taglienti e plastici buona per tutte le occasioni nelle quali privilegiare qualità e compattezza portandosi un corredo FF "minimal" (va be'…) con possibilità di impiego a mano libera che hanno dell'incredibile.

Tuttavia un paio d'anni fa, per diversi motivi compreso quello di cominciare la lunga marcia di avvicinamento finanziario al nuovo standard qualitativo della fotocamera che mi ero prefisso acquistare (5Ds), anche il 35/1,4L venne sacrificato - con altri personaggi minori - per iniziare a strutturare un corredo razionale, in primis con l'acquisto del 24-70/2,8 L II, che, seppur meno affascinante delle ottiche fisse superluminose, è di certo il primo cavallo da lavoro sul quale contare quando ti commissionano dei servizi, ossia quando la praticità e velocità operativa prevale su altri aspetti, garantendo comunque un livello qualitativo altissimo e …. preservando la colonna vertebrale.

Dopo qualche tempo approdai finalmente alla sospirata 5Ds ed al felicissimo connubio di questa con il 24-70mm, che confermò le doti soltanto intuibili sul sensore della 5D2.

Tuttavia la nostalgia per l'approccio più meditato, le sfumature delicate, il bokeh e le transizioni tonali fini non tardò a farsi sentire, sicchè – dopo un intenso ma breve rapporto extraconiugale con un magnifico "nibbio" Zeiss di passaggio, tanto bello quanto arduo a focheggiare rapidamente sugli schermi AF non smerigliati, permutai il rapace e qualche nostalgico vetro Nikon ais a favore dell'erede designato del compianto 35L, ossia il Mark II.

Molte preventive indagini e immagini in rete mi avevano fatto pirsuaso che non sarei rimasto deluso (e vorrei vedere, dato il costo di quel vetro).

Ma fin dai primi scatti, anche quelli realizzati frettolosamente, mi resi conto che avevo tra le mani un capolavoro di ottica "moderna".

Per "moderna" intendo una concezione che tende ad una eccellenza qualitativa senza compromessi su tutto il campo inquadrato e fin dalla massima apertura: a differenza di gran parte degli (ottimi) superluminosi, anche eccellenti, che mi erano passati per le mani negli anni passati, questo 35mm, grande e pesante come un 24-70/2,8 L II, non richiede di chiudere il diaframma perché periferia, bordi ed angoli divengano decenti, o buoni: sono già ottimi a f:1,4.

In genere la concezione tradizionale dei superluminosi – che ha comunque un suo perché – comporta l'ottimizzazione della resa alle massime aperture, concentrata su una (più o meno estesa) zona centrale del formato.

In quelle realizzazioni quindi, allontanandosi dal centro le prestazioni decadono in modo abbastana repentino ed evidente. Tale caratteristica era perfettamente logica, nota ed accettata: da un lato per un comprensibile contenimento dei costi, dall'altro soprattutto perché - nell'uso concreto - la massima apertura si rende necessaria solo in condizioni di scarsa luce ambiente, nelle quali è essenziale che sia ben leggibile il soggetto principale (di regola collocato al centro od in prossimità di esso) mentre il "contorno" specie con un mediograndangolare, può tranquillamente risultare meno nitido e luminoso (caduta di luce ai bordi): anche l'estetica generale dell'immagine spesso trae vantaggio da questo "difetto": le aberrazioni progettualmente tollerate spesso contribuiscono a conferire al risultato finale quella tridimensionalità e plasticità che una correzione totale tende invece a togliere, come avviene per esempio con le ottiche macro, perfette ma algide.

C'è un'altra considerazione da fare a supporto dell'impostazione tradizionale dei superluminosi: la stragrande maggioranza dei soggetti che concretamente fotografiamo tutti i giorni non sono – o non sono quasi mai – bidimensionali come francobolli o fogli di giornale appesi ad un muro, bensì elementi tridimensionali, come facce, corpi, persone, fiori, strade, paesaggi, eccetera, che si estendono in profondità: perciò ha poco senso pretendere una nitidezza elevatissima a tutta apertura anche agli angoli estremi del formato quando poi, usando aperture elevate con soggetti "veri" in ogni caso bordi ed angoli non risulterebbero comunque nitidi per effetto della scarsa profondità di campo.

Infine, concetto noto ma da richiamare, resta il fatto che in condizioni di illuminazione non critica, ai diaframmi medi questi obiettivi offrono la stessa qualità ed uniformità di progetti meno spinti; il campione di questa filosofia in casa Canon è il 50/1,2 L.

Il 35/1,4L II è invece di tutt'altra pasta: probabilmente sulla scia delle ultime realizzazioni di Sigma (50/1,4 Art e 35/1,4 Art) e da Zeiss con le prestigiose serie Otus e Milvus, anche Canon s'è orientata a sacrificare compattezza e leggerezza, per offrire però un prodotto che risulta competitivo con le caratteristiche degli obiettivi citati.

Di fatto, sul sensore della 5Dds, che a tutt'oggi risulta il più critico tra quelli in commercio per qualsiasi obiettivo ci si voglia mettere davanti, i files ottenuti tramite questo 35/1,4L2 sono i migliori di tutti gli altri obiettivi del mio corredo, luminosi e non. E' pazzesco: anche portando al 100% la visualizzazione a monitor ed andando a cercare bordi e angoli, il dettaglio rimane ottimo anche ad f:1,4.

Un obiettivo per il quale la chiusura del diaframma serve soltanto ad aumentare la profondità di campo: chiudendo di uno o due stop si aumenta un po' il microcontrasto, e a f:2,8 in particolare credo che le misurazioni superino il potere risolvente del "terribile" sensorone della 5Ds: ma resta che si può tranquillamente scattare a tutta apertura (e con valori ISO bassissimi) sapendo che il risultato finale sarà comunque valido su tutto il formato, e non solo al centro o solo a distanze ottimali, come per certi altri superluminosi. Questa "bestia" offre su tutto il formato ad f:1,4 quello che gli altri arrivano a fare solo se chiusi a f:2,8. Imbarazzante.

 

Ma a questo punto, al coriaceo lettore che sia arrivato fino a qui senza lanciarmi anatemi e maledizioni, sorgerà spontanea la domanda "cui prodest?" Abbiamo appena rilevato che i progetti tradizionali con forte ottimizzazione al centro ed aberrazione sferica e curvatura di campo in libera uscita sul resto del formato, hanno la propria ragion d'essere, e che anzi quei difetti sono irrilevanti nell'uso pratico e vantaggiosi sul piano estetico: ma allora perché mai realizzare questo obiettivo? A chi serve? Dove si percepirà il vantaggio di una qualità così elevata anche dove – nella maggior parte dei casi – non è semplicemente richiesta? Gli artigiani del Duomo di Milano curarono particolari delle statue che sapevano perfettamente non sarebbero stati visibili da nessuno, perché collocate in alto ed in zone dove non sarebbe stato possibile notare quei dettagli: eppure li hanno rifiniti a dovere.

Comunque non credo e non dico certo che chi abbia già l'ottimo 35/1,4L debba precipitarsi a (s)venderlo per acquistare la seconda serie, soprattutto perché già il precedente ha una notevole omogeneità sull'intero formato, pur non arrivando ai livelli del successore, e la piacevolezza dello sfocato è allo stesso livello, se non addirittura superiore (questione di sfumature soggettive).

Però ci sono situazioni nelle quali, specialmente con un grandangolare, una resa elevatissima su tutto il campo anche ad aperture estreme fa un gran comodo e un gran piacere.

Pensiamo per esempio ad uno scatto con un forte soggetto in primo piano collocato in basso a sinistra (per dire) nella composizione generale. Si vuole lavorare a tutta apertura sia per la scarsa luce ambiente che per ottenere un fortissimo sfocato di sfondo, per evidenziare meglio il soggetto principale pur contestualizzandolo, con il grandangolare, nell'ambiente in cui si trova. Butto lì: un fiore in un campo, un lumino in chiesa, il particolare di una statua in un museo, il volto di uno spettatore in un teatro, eccetera: collocarli in mezzo non è spesso la scelta compositiva migliore. Certo, si può chiudere un pochetto il diaframma, tanto il soggetto è vicino e lo sfocato di sfondo è garantito. Ma…non è la stessa cosa che usare f:1,4. Con il 50/1,2 L a tutta apertura è semplicemente un azzardo focheggiare su zone non centrali se si vuole una leggibilità decente del soggetto principale; con il 35/1,4 L prima serie, già le cose vanno molto meglio; con l'attuale versione si ha una nitidezza cristallina sul piano a fuoco, a qualsiasi distanza di ripresa ed in qualsiasi posizione lo si collochi nell'inquadratura.

Ripeto, non è il motivo per passare dal serie 1 al serie 2; ma la differenza c'è.

Quando ho deciso di ricomperare il 35/1,4 ho preferito il seconda serie, confidando nel fatto che di solito Canon non cambia i propri migliori obiettivi per il gusto di peggiorarli. Tant'è.

Un altro caso che mi ha fatto apprezzare le caratteristiche di questo eccellente prodotto è la costanza qualitativa a tutte le distanze di ripresa: è comune per i superluminosi avere una nitidezza (meglio, un contrasto) approssimativa se usati a tutta apertura alle lunghe distanze (infinito) nonché a quelle più brevi (anche se in questo caso è più la ridottissima pdc che altro a causare la scarsa nitidezza apparente): l'ottimizzazione di questi giganti di luce è infatti tarata sulle distanze medie, guarda caso le più utili negli impieghi caratteristici della scarsa luce ambiente: ritratti, reportage in interni, cerimonie. Alle medie distanze i bestioni danno il meglio, valorizzando le proprie caratteristiche proprio negli ambiti di impiego per i quali sono stati pensati e progettati. Fotografare un paesaggio all'infinito con un 85/1,2 od un 24/1,4 a tutta apertura non ha semplicemente alcun senso, e come al solito basta diaframmare di un paio di stop per ottenerre prestazioni eccellenti in questi casi.

Ma con il 35/1,4 L II, no. Anche all'infinito e a tutta apertura è eccellente. E a che serve? E' raro, d'accordo, ma a me capita spesso di scattare interni in chiese o costruzioni poco illuminate. Ed in questi casi i dettagli architettonici ripresi a distanze di 20-30 m. o più, richiedono la necessaria nitidezza. E guarda un po', posso usare tranquillamente f:1,4 e 400 ISO, anziché dover chiudere a f:2,8 impostando 1600 ISO, che sulla 5Ds è un valore, se non certo critico, comunque percepibile. Anche a t.a. le fini decorazioni o le tessere dei mosaici sugli archetti più lontani della cattedrale di turno sono rese nitide e contrastate, mentre con qualsiasi altra ottica f:1,4 provata in precedenza, la zona di nitidezza utile si limitava alle zone centrali, e con i detti limiti sulle distanze più lunghe.

Finora le conclusioni che ne ho tratto sono queste; sono motivi sufficienti per il cambio dalla prima serie alla seconda? No, perlomeno non credo.

Ma certo sono possibilità in più che offre questo fenomenale obiettivo.

Paragoni: la nitidezza è leggermente superiore perfino a quella dello Zeiss Milvus 50/1,4 che ho avuto per breve tempo e che costituiva per me il precedente riferimento qualitativo. Siamo allo stesso livello, ma parliamo anche di un obiettivo AF rispetto ad uno, fascinoso quanto lo si voglia, da focheggiare a mano su schermi di maf non smerigliati. Non è un dramma in certi generi "pacati", ma per il reportage in luce ambiente non esiste proprio.

La piacevolezza dello sfocato, il bokeh, la tridimensionalità e la plasticità: eh, diamine, anche qui siamo a posto! Come detto, il 35L prima serie prevale forse leggermente, ma si entra in quel ginepraio di preferenze personali su aspetti che, a certi livelli comunque di eccellenza, sono meramente soggettivi, se non umorali. Ma in sostanza ci siamo, il 35L2 non è l'obiettivo asettico che temevo avesse preso il posto del prima serie.Tenuta in controluce perfetta. Distorsione contenutissima. Caduta di luce ai bordi…beh, forse inevitabile in un 35/1,4: ma è il difetto che oggidì è più facile correggere, semprechè si voglia farlo, perché spesso si tende addirittura ad enfatizzarlo, a fini "creativi" o supposti tali.

Un recensore americano, soggetto singolare, ma con il quale mi ritrovo spesso d'accordo nei giudizi, lo considera al livello addirittura dello Zeiss Otus 55/1,4, l'obiettivo standard con le migliori prestazioni ottiche attualmente in commercio.

Ma se lo Zeiss è un bestione da un chilo ed oltre 4000€ da focheggiare a mano, il nostro Canon è più gestibile (ancorchè enorme per essere un 35mm) costa meno della metà (che rimane tanto lo stesso, d'accordo…) e vanta il migliore AF del sistema EOS sulle focali medie.

Infine, una nota di buon senso, che giunge ultima ma vale la pena di scrivere: è vero che, come ai tempi delle pellicole, è sempre meglio "investire" più in obiettivi di qualità che in corpi macchina aggiornatissimi; tuttavia credo che difficilmente si potrebbe apprezzare appieno il valore aggiunto di questo 35/1,4 L II su sensori con risoluzione inferiore ai 30mpxl della Mk IV. Quindi chi ci volesse fare un pensierino, tenga presente che probabilmente il gioco non vale la candela, salvo che non intenda prima o poi dotarsi di un sensore ad alt(issim)a risoluzione (5DMkIV o 5Ds o Dsr).

Buona luce

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12 ore fa, Harma dice:

Scattando a ta è sempre meglio  avere al centro l'oggetto che vogliamo a fuoco .....giusto?

Forse non mi sono espresso bene, ma non è così.

ho scritto che con la maggior parte delle ottiche luminose di vecchia progettazione le zone periferiche a tutta apertura non rendono bene, ma con questo e pochi altri obiettivi si può tranquillamente collocare il soggetto ai bordi dell’inquadratura anche operando a f:1,4

grazie comunque del passaggio e buona luce

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