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Era circa un mese fa, mi aggiravo per il centro di Milano, un po' infreddolita e a corto di idee. Tenevo la macchina appesa al collo, ma quando l'ispirazione scarseggia non c'è verso...
Tutte le persone intorno a me sembravano avere una gran fretta di vivere, tutti di corsa, tutti a pensare ai saldi esposti nelle varie vetrine.
Questa persona però tutta questa fretta non la vedeva. Se ne stava lì, appoggiato a quell'unica sicurezza, un muro freddo, e semplicemente aspettava.
Ci ho messo un po' a convincermi a fargli una foto, mi sentivo in imbarazzo perché stavo rubando un'immagine senza che questa persona potesse vedere ciò che facevo.
Dopo circa 10 minuti di attesa mi sono decisa, l'ho fotografato, anche se da lontano.
Ci ho messo un mese a decidermi a pubblicare questa foto perché ancora aleggiava in me uno strano senso di colpa per questo "furto".
Ma alla fine ho pensato che se lui non può vederci, è giusto che noi invece lo guardiamo attentamente, fermandoci a riflettere.

 

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Capisco e condivido il tuo stato d'animo Elena.

La foto mi piace molto, la conversione la trovo perfetta così come la composizione. 

Perfetta è anche la pdc, con lo sfocato in primo piano che da la sensazione di spiare quel mondo dall'esterno.

Dovresti farne un set....

 

Sono ancora in fase di sblocco, mi spiego meglio. Sono arrivata ad un punto in cui la street "casuale" mi annoia, non riesco a trovare un senso profondo e quindi vago vago e vago senza mai portare a casa qualche scatto decente (e infatti nemmeno li pubblico). In questo vagare sono giunta alla consapevolezza che il mio non è un vagare a vuoto in cerca di qualcosa, io SO esattamente cosa voglio fotografare, ma non ho il coraggio di farlo.

Poco più avanti ho trovato un senza tetto che teneva il suo cane abbracciato come se fosse un bambino... mi ha fatto una tenerezza infinita, mi sono fermata a parlare con lui e ad accarezzare il cane ma non sono riuscita a trovare il coraggio di chiedergli se potevo scattargli una foto. Ancora non riesco a perdonarmi per non aver saputo chiederglielo!

Quello che vorrei fare non sono solo ritratti di sconosciuti, vorrei indagare non solo la desolazione di queste situazioni, ma anche le sfumature di bellezza... come nel caso del senza tetto con il cane, lui sorrideva e sembrava essere la persona più felice sulla terra per il semplice fatto che il cane fosse così spontaneamente abbandonato tra le sue braccia. Mi ha commosso.

 

Quindi prima di farne un set devo riuscire a superare questo mio blocco di timidezza/pudore. 

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Capisco e condivido il tuo blocco a fotografare sconosciuti ma a volte è tutta paranoia inutile. Mi è capitato un mesetto fa quando sono stato in montagna che stavo fotografando sciatori sconosciuti mentre si avviavano a bassa velocità allo skilift quando uno di questi una volta superatomi si è girato..(ho pensato mo mi cazzia) e invece mi ha gridato...FAMMI UNA FOTO!

Nel caso specifico di questa foto c'è giustamente una situazione diversa, ma la composizione ed il modo in cui l'hai scattata rispecchia e trasmette appieno il tuo stato d'animo

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Capisco e condivido il tuo blocco a fotografare sconosciuti ma a volte è tutta paranoia inutile. Mi è capitato un mesetto fa quando sono stato in montagna che stavo fotografando sciatori sconosciuti mentre si avviavano a bassa velocità allo skilift quando uno di questi una volta superatomi si è girato..(ho pensato mo mi cazzia) e invece mi ha gridato...FAMMI UNA FOTO!

Nel caso specifico di questa foto c'è giustamente una situazione diversa, ma la composizione ed il modo in cui l'hai scattata rispecchia e trasmette appieno il tuo stato d'anim 

 

 

 

In quei casi non mi vergogno a chiedere, anzi, ne vado proprio in cerca! Ad esempio quando sono al Burlesque non ho nessun tipo di problema ad avvicinarmi a qualcuno e chiedergli di fotografarlo anche perché il 99,9% delle volte sono ben disposti!

Nel caso specifico invece la situazione è diversa e più delicata. Non sai mai come può reagire la persona, potrebbe rivoltarsi! Boh, magari poi sono io che mi faccio troppi problemi

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Condividere le foto non è l'unico scopo dello scattarle . Fai queste foto , componi il set e poi tienilo per te , lascia che ti parli , e tu ascolta cosa ti dice . 

Forse proprio perché non lo hai condiviso ma ti sei limitata ad "ascoltarlo" concentrandoti solo su quello che ti dice ne avrai un ritorno importante.

Un domani forse farai un'altro set e lo condividerai ;  intanto noi possiamo aspettare. 

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MadEly mi piace molto la tua sensibilità su questo argomento e capisco benissimo le difficoltà.

A questo punto ti trovi a fare un passaggio dalla street al reportage che, secondo me, sono approcci totalmente diversi. Personalmente trovo molto interessante il reportage su persone in situazioni difficili, a condizione che abbia un senso e che voglia trasmettere qualcosa che vada oltre al voyeurismo o il pietismo. Se senti il bisogno di raccontare le storie e la dignità di queste persone (e mi sembra che hai anche la sensibilità giusta) segui questo progetto. Sicuramente ti accorgerai come, una volta fatto il primo passo, tutto diventa più facile: l'importante è essere sempre onesti con i soggetti e donare loro dignità.

La foto che hai postato tecnicamente è bella e volendo ha anche un senso... ma vuoi mettere come sarebbe stata più potente se avessi utilizzato un 35 invece di uno zoom? Ho fatto giusto questo fine settimana un workshop con Valerio Bispuri e su questo argomento mi ha aperto un mondo. Anche io ho i tuoi stessi dubbi e paure, però discutendo i miei progetti di reportage mi ha fatto notare come le immagini siano sempre "distanti" dal soggetto (a volte foto rubate proprio come la tua) e quindi poco incisive. Tra l'altro mi ha dato pure il "compito" di fotografare solo ed esclusivamente con il 28, diventato poi un 35 ma non oltre.

Quindi lasciamo a casa le paranoie, un pizzico di coraggio, moltissima onestà e buttati su questo splendido progetto di reportage! ;)

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Ho avuto l'opportunità pure io di confrontarmi con un professionista affermato e mi ha detto le medesime cose : nel reportage non andare oltre al 35mm, quindi 50mm in fullframe

 

Valerio è stato molto più rigido: 35mm in FF, se non sbaglio dovrebbe essere un 24 su asp-c ;)

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Complimenti!

É un genere che rispetto molto e come vedo molti come me si "vergognano" a fotografare.

 

Forse trovando uno scopo a quegli scatti (reportage) potrebbe essere più semplice attribuirgli un valore e non restare solo mere istantanee.

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MadEly mi piace molto la tua sensibilità su questo argomento e capisco benissimo le difficoltà.

A questo punto ti trovi a fare un passaggio dalla street al reportage che, secondo me, sono approcci totalmente diversi. Personalmente trovo molto interessante il reportage su persone in situazioni difficili, a condizione che abbia un senso e che voglia trasmettere qualcosa che vada oltre al voyeurismo o il pietismo. Se senti il bisogno di raccontare le storie e la dignità di queste persone (e mi sembra che hai anche la sensibilità giusta) segui questo progetto. Sicuramente ti accorgerai come, una volta fatto il primo passo, tutto diventa più facile: l'importante è essere sempre onesti con i soggetti e donare loro dignità.

La foto che hai postato tecnicamente è bella e volendo ha anche un senso... ma vuoi mettere come sarebbe stata più potente se avessi utilizzato un 35 invece di uno zoom? Ho fatto giusto questo fine settimana un workshop con Valerio Bispuri e su questo argomento mi ha aperto un mondo. Anche io ho i tuoi stessi dubbi e paure, però discutendo i miei progetti di reportage mi ha fatto notare come le immagini siano sempre "distanti" dal soggetto (a volte foto rubate proprio come la tua) e quindi poco incisive. Tra l'altro mi ha dato pure il "compito" di fotografare solo ed esclusivamente con il 28, diventato poi un 35 ma non oltre.

Quindi lasciamo a casa le paranoie, un pizzico di coraggio, moltissima onestà e buttati su questo splendido progetto di reportage! ;)

 

Grazie Tahoo, apprezzo moltissimo il tuo commento  :)

Ho letto articoli e interi libri che parlano di usare, nel reportage e nella street, ottiche fisse e tendenzialmente corte (il 28 o il 35 o anche il 50 in casi estremi); di recente ho visto su sky arte un documentario di un fotografo di street e reportage (al momento mi sfugge il nome, appena mi tornerà in mente ve lo dico) che gira solo con un 28mm, ma è pazzesco! l'hanno ripreso all'opera, lui gira con questa macchinetta (per modo di dire.. una LEICA, non hanno detto quale), fa finta di niente e appena vede il soggetto che gli interessa si gira verso di lui e scatta, così, all'improvviso, tant'è che il soggetto ci rimane spiazzato.

Lo trovo molto coraggioso ma è un modus operandi che non riesco ad attuare, sarà forse la timidezza, ma credo che sia anche il fatto che cerco di mettermi nei panni della persona che viene fotografata, non a tutti piace essere fotografati da un emerito sconosciuto per un motivo altrettanto sconosciuto, no? Ad ogni modo il fotografo in questione operava in America dove ci sono leggi sulla privacy diverse dalle nostre, ma questo è un altro discorso.

Tornando al discorso principale sì, devo tirar fuori "gli attributi" e farmi coraggio, avvicinarmi, domandare... se alla fine rifiutano rimango come se non avessi scattato la foto, ma quanto meno ci ho provato!

E' un progetto che mi stuzzica da diverso tempo, ogni volta che vedo una persona in difficoltà mi viene in mente quanto vorrei poter fotografare la sua vita, ma non per pietà, ma perché trovo che anche queste persone abbiano una dignità di tutto rispetto che la maggior parte delle persone "per bene" non riescono e non vogliono vedere.

Prima di tutto però devo superare la mia "timidezza", che non è nemmeno propriamente timidezza perché in realtà io non sono timida per niente, il mio credo sia una sorta di "timore", ma ancora non ho ben capito di cosa!

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Se qualcuno mi scattasse una foto "al volo" a mia insaputa non sarebbe il fotografo a doversi preoccupare delle leggi sulla riservatezza, ma sarei io a dovermi preoccupare di quelle sulle percosse, lesioni e omicidi :D:angry:
 

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E pensare che normalmente sono un pacioccone tontolone. E che mi piace la fotografia.
Però l'idea di uno sconosciuto che mi fotografa a mia insaputa supera a destra la mia razionalità (il che significa che sarebbe una reazione d'ira, senza alcuna motivazione logica. Non ho neanche un particolare attaccamento alla riservatezza o alla mia immagine, anzi...).
:unsure:

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E pensare che normalmente sono un pacioccone tontolone. E che mi piace la fotografia.

Però l'idea di uno sconosciuto che mi fotografa a mia insaputa supera a destra la mia razionalità (il che significa che sarebbe una reazione d'ira, senza alcuna motivazione logica. Non ho neanche un particolare attaccamento alla riservatezza o alla mia immagine, anzi...).

:unsure:

 

Esattamente, proprio di questo parlo, mi sembra un'azione un po' maleducata e non è proprio nel mio carattere. Vorrei instaurare un breve rapporto con la persona che fotografo, presentarmi, spiegargli cosa sto facendo e perché vorrei fotografarlo. Ma non è sempre facile! 

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Secondo me la cosa più importante da capire è cosa si vuole fare con le fotografie.

La street mostra attimi di situazioni che accadono in strada e raramente (anzi, a mio parere quasi mai) riescono a spiegare veramente una realtà. Per questo tipo di immagini può andare bene il metodo del fotografo americano di Sky, piazzi all'improvviso la camera sul naso di un passante e scatti... se poi ti prendi una pizza o se il tipo ti fa cancellare la foto è un rischio del mestiere. Per come sono fatto io non farei mai una fotografia del genere e mi piacerebbe poco se qualcuno le facesse a me.

Se invece si parla di reportage ritengo che sia essenziale conoscere il soggetto prima di fotografare, altrimenti è molto difficile raccontare chi è. Molto probabilmente finiremo con il descrivere la percezione che abbiamo di lui: chi è, come vive e cosa pensa, ma molto spesso si rivela sbagliata. La cosa più difficile è riuscire a trovare naturalezza nelle foto che scattiamo, perchè se una persona sa di essere davanti ad un obiettivo cambia atteggiamento, quindi bisogna quasi diventare invisibili nel momento dello scatto.

Avevo iniziato un progetto molto simile al tuo ed il mio metodo consisteva (una volta rotto il ghiaccio e fatto i primi scatti) nell'andare a trovare i miei personaggi con una certa frequenza, tipo un saluto una o due volte a settimana. In questo modo nel giro di nemmeno un mese si erano talmente abituati a me che la mia presenza non la sentivano più e si comportavano in modo estremamente naturale.

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Secondo me la cosa più importante da capire è cosa si vuole fare con le fotografie.

La street mostra attimi di situazioni che accadono in strada e raramente (anzi, a mio parere quasi mai) riescono a spiegare veramente una realtà. Per questo tipo di immagini può andare bene il metodo del fotografo americano di Sky, piazzi all'improvviso la camera sul naso di un passante e scatti... se poi ti prendi una pizza o se il tipo ti fa cancellare la foto è un rischio del mestiere. Per come sono fatto io non farei mai una fotografia del genere e mi piacerebbe poco se qualcuno le facesse a me.

Se invece si parla di reportage ritengo che sia essenziale conoscere il soggetto prima di fotografare, altrimenti è molto difficile raccontare chi è. Molto probabilmente finiremo con il descrivere la percezione che abbiamo di lui: chi è, come vive e cosa pensa, ma molto spesso si rivela sbagliata. La cosa più difficile è riuscire a trovare naturalezza nelle foto che scattiamo, perchè se una persona sa di essere davanti ad un obiettivo cambia atteggiamento, quindi bisogna quasi diventare invisibili nel momento dello scatto.

Avevo iniziato un progetto molto simile al tuo ed il mio metodo consisteva (una volta rotto il ghiaccio e fatto i primi scatti) nell'andare a trovare i miei personaggi con una certa frequenza, tipo un saluto una o due volte a settimana. In questo modo nel giro di nemmeno un mese si erano talmente abituati a me che la mia presenza non la sentivano più e si comportavano in modo estremamente naturale.

 

Il tuo metodo mi piace molto, è quello che vorrei cercare di attuare nel tempo, il problema è, appunto, il tempo. Purtroppo abito fuori città, qui di situazioni di questo tipo non se ne vedono, siamo paesini di benestanti (anche se, spesso, ignoranti! ma questo è un altro discorso). Quando vado a Milano ad ogni angolo trovo una situazione che vorrei fotografare e divento matta.

Purtroppo non frequentando assiduamente Milano non ho molta occasione di instaurare un rapporto lungo un certo arco di tempo, dovrei riuscire a far sì che la persona si senta a suo agio in relativamente poco tempo. Nel caso del senza tetto con il cane ci ero riuscita, sono rimasta a parlare con lui solo 5 minuti ma mi sembrava perfettamente tranquillo, chi può dire se sarebbe stato così anche dopo avergli chiesto di scattargli una foto?

Continuo a rimuginarci sopra. La prossima volta che vado a Milano voglio impormi di superare questo mio limite.

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Sono due approcci opposti, ma entrambi validi, a seconda dello scopo. Quando chiedi il permesso fai tecnicamente un "ritratto di strada" e chiedi il permesso prima. Quando scatti a sorpresa, devi essere disponibile a cancellare la foto se ti viene richiesto.

 

Fotografi importantissimi nella storia della fotografia hanno usato il secondo approccio, non è solo una cosa da paparazzi. Questo approccio è necessario per cogliere scene spontanee che è il succo della street photography.

Il reportage si interseca con la street e secondo me si avvale di entrambi gli approcci (e forse anche di altri). Se pensi a McCurry, nella stragrande maggioranza dei casi lui comunica con i soggetti prima dello scatto. Se invece consideri i reportage di guerra, le foto drammatiche che riprendono persone sofferenti, difficilmente sono in posa.

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Sono due approcci opposti, ma entrambi validi, a seconda dello scopo. Quando chiedi il permesso fai tecnicamente un "ritratto di strada" e chiedi il permesso prima. Quando scatti a sorpresa, devi essere disponibile a cancellare la foto se ti viene richiesto.

 

Fotografi importantissimi nella storia della fotografia hanno usato il secondo approccio, non è solo una cosa da paparazzi. Questo approccio è necessario per cogliere scene spontanee che è il succo della street photography.

Il reportage si interseca con la street e secondo me si avvale di entrambi gli approcci (e forse anche di altri). Se pensi a McCurry, nella stragrande maggioranza dei casi lui comunica con i soggetti prima dello scatto. Se invece consideri i reportage di guerra, le foto drammatiche che riprendono persone sofferenti, difficilmente sono in posa.

 

Infatti la grande maggioranza dei ritratti di McCurry sono ritratti in posa. Ho visto un documentario su di lui in cui mostravano come passa giornate intere con le persone che poi vuole fotografare, cerca di entrare in sintonia, di capire cosa fanno come e perché; è anche molto paziente, aspetta la luce giusta, cerca il luogo giusto... insomma ogni ritratto è studiato.

Di recente ho visto anche un documentario sul fotografo italiano di guerra Paolo Pellegrin, il suo approccio è a metà strada: da una parte si immerge nell'azione e scatta, dall'altra parte invece, per i progetti che lo interessano (ad esempio la sua mostra Piombo Fuso che tratta di persone rimaste gravemente mutilate in seguito ai bombardamenti a Gaza) incontra le persone, ci parla, le conosce e poi le fotografa.

 

Quello che ho notato comunque è che lo scatto "a sorpresa" è largamente più diffuso in America dove, da quanto ho capito, teoricamente non c'è una legge che vieta di pubblicare foto di estranei senza il loro consenso mentre in Italia sì, nel caso in cui una persona che ho fotografato senza permesso per strada incappasse poi nella sua foto pubblicata sul web questa persona potrebbe farmi causa. In America, da quanto ho capito, ciò non esiste. Mi sbaglio?

Forse sono io che mi faccio troppe paranoie, quanti casi ci sono che una persona ritrovi un mio scatto nell'immenso mondo del web? dovrei diventare così tanto famosa da vedere i miei scatti pubblicati ovunque!  :P

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Certamente dire reportage è stare molto sul vago, esistono tantissimi tipi di reportage con diversi metodi, approcci e stili.

Un reportage di viaggio è sicuramente tutt'altra cosa di uno sociale, quello di guerra è agli antipodi di quello naturalistico, e così via... McCurry (che secondo me è anche troppo sopravvalutato) fa reportage di viaggio misto a ritrattismo puro: foto piazzate, studiate e tra l'altro ritratti raramente ambientati. Può piacere o non piacere... per un reportage a me non piacere  :D

Al contrario mi piacciono molto i ritratti di Nachtwey, tutt'altro genere, ma li trovo estremamente potenti! Così come mi piacciono molto quelli di Scianna prima che passasse alle fotografie di moda, un altro genere ancora ma molto significativi.

Secondo me c'è da distinguere bene tra il fatto di passare del tempo con un soggetto e l'obbligo della posa. Personalmente cerco di passare molto tempo con i soggetti che seguo per reportage, ma non vorrei mai vederli in posa per una fotografia, anzi, gli scatti più belli sono quando loro si scordano proprio di avermi intorno.

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Certamente dire reportage è stare molto sul vago, esistono tantissimi tipi di reportage con diversi metodi, approcci e stili.

Un reportage di viaggio è sicuramente tutt'altra cosa di uno sociale, quello di guerra è agli antipodi di quello naturalistico, e così via... McCurry (che secondo me è anche troppo sopravvalutato) fa reportage di viaggio misto a ritrattismo puro: foto piazzate, studiate e tra l'altro ritratti raramente ambientati. Può piacere o non piacere... per un reportage a me non piacere  :D

Al contrario mi piacciono molto i ritratti di Nachtwey, tutt'altro genere, ma li trovo estremamente potenti! Così come mi piacciono molto quelli di Scianna prima che passasse alle fotografie di moda, un altro genere ancora ma molto significativi.

Secondo me c'è da distinguere bene tra il fatto di passare del tempo con un soggetto e l'obbligo della posa. Personalmente cerco di passare molto tempo con i soggetti che seguo per reportage, ma non vorrei mai vederli in posa per una fotografia, anzi, gli scatti più belli sono quando loro si scordano proprio di avermi intorno.

 

Giusto, anche io non vorrei vedere i miei soggetti in posa, vorrei ottenere di essere "invisibile" in modo da scattare quando loro ormai si sono abituati alla mia presenza.

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In questi giorni un tizio del forum Pentax che frequento è stato a lungo in Ucraina a fotografare (credo sua la sua principale professione, sul suo profilo Facebook ho visto scatti di ogni parte del mondo, compresi luoghi di guerra o agitazioni come Siria e Palestina, e il suo nome dà varie risultanze su internet anche in associazione a nomi di un certo peso, come la RAI).
I suoi scatti sembrano del tutto fatti al volo, ma da quello che ha scritto e dalle didascalie delle foto si vede bene che conosce i soggetti che sta fotografando, o meglio è inserito bene nel contesto in cui si muove; è praticamente sicuro che parli con tutti, che cerchi di farsi accettare come "reporter" e che gli scatti non siano mai del tutto rubati e mai del tutto preparati, ma una sana (anche per la sua salute, credo) via di mezzo.
Secondo me è l'approccio migliore, lo scatto rubato in scene serie e drammatiche per me (e sottolineo per me) non sarebbe eticamente accettabile, lo considererei ai limiti dello stupro morale.
Capisco uno scatto "divertente", inoffensivo e leggero, come gli stupendi scatti di Erwitt, ad esempio, ma la sola idea di andare, che ne so, in Africa a fare ritratti di bambini, senza neanche rivolgergli la parola, mi disgusta incredibilmente.

Per quanto riguarda gli aspetti legali negli Stati Uniti, ed in generale nei Paesi a tradizione giuridica anglosassone, la fotografia di persone è meno limitata, stante la possibilità di fotografare pressoché liberamente chiunque si trovi in un luogo pubblico. In pratica si sostiene che stando "in pubblico" la propria immagine sia già di per sé condivisa, e non fa differenza se tale condivisione avvenga a mezzo oculare o fotografico.
La questione però cambia radicalmente se si prova a fotografare qualcuno su suolo privato, anche solo un tizio che fa giardinaggio nel proprio giardino "aperto" alla vista di estranei (senza siepi e mura, per dire). In quel caso lo scatto può diventare addirittura un reato, e non solo una trasgressione minima.
Allo stesso modo gli scatti pubblici non devono essere decontestualizzati, né utilizzati artificiosamente per ingiuriare o diffamare il soggetto. Il che comunque rende la fotografia non così sicura come parrebbe dalla semplicità della loro legislazione.
Ovviamente i casi in cui una foto si trasformi in una causa giudiziaria sono pochi, anche per il semplice fatto che è difficile che la foto acquisti una fama tale da essere conosciuta dai soggetti.

In Italia invece, come al solito, non è tanto la restrittività della legislazione il problema principale quanto, invece, la sua mancanza ed imprecisione, la vetustà della normativa e soprattutto l'incredibile litigiosità della popolazione.
Innanzitutto qui c'è una divisione fondamentale tra quello che è l'atto di fotografare e quella che è la pubblicazione delle foto. La fotografia è, salvo espliciti divieti, liberissima. Nessuno può chiederti di cancellare una foto, nessuno può sequestrarti una scheda fotografica, nessuno può rifiutare di essere fotografato in pubblico, semplicemente perché fotografare è legale fino a prova contraria.
E la prova contraria è data solo, come detto, da divieti espliciti, come quelli che impediscono di fotografare edifici di interesse pubblico (uffici, caserme, stazioni), interni particolarmente regolamentati (musei, stadi, palazzetti per concerti etc etc), agenti di polizia in particolari condizioni etc. etc.

Tutti i problemi invece si hanno a livello di pubblicazione: in quel caso ci vuole sempre il consenso dei soggetti fotografati, con particolare attenzione ai minori. Tale consenso può essere non necessario in manifestazioni con particolare afflusso di pubblico, ma solo se il pubblico non è il soggetto principale della foto ovvero se lo è in quanto tale, e non in quanto insieme di singoli individui.
In pratica se fotografate un concerto è ovvio che possiate fotografare il palco con qualche persona del pubblico che si intravede, così come è ovvio che potete fotografare il pubblico nella sua interezza; non è invece possibile, al contrario, fotografare una coppietta del pubblico che si bacia, o un fan esagitato, o una famiglia che mangia pop-corn, o qualsiasi altra cosa che sia decontestualizzata dal concetto di pubblico o massa.

Le conseguenze della pubblicazione non autorizzata comunque non sono particolarmente temibili: salvo i casi che le foto non ingiurino o diffamino i soggetti (ad esempio pongano una persona in situazioni particolarmente ridicole o disapprovabili), l'unica rimostranza che un soggetto può fare dopo la pubblicazione è chiedere la rimozione della foto.
Può sorgere la complicazione di una richiesta danni per l'uso improprio dell'immagine, ma la quantificazione del danno non è affatto semplice, così come non è semplice dimostrare la sussistenza in processo.

Insomma, anche in Italia non sarebbe così difficile fotografare (meno pubblicare), ma si preferisce non farlo per evitare "il rischio" (molto labile, in verità) di conseguenze legali pesanti.

Spero di aver chiarito un po' la situazione ;)

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