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privacy e liberatorie


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Ciao a tutti,scrivo per avere chiarimenti su un argomento che non mi è molto chiaro sebbene qualche mese fa a riguardo fosse uscito un articolo sul sito e se ne sia parlato anche qui sul forum,l'argomento è appunto sulla possibilità o meno di fare street photography senza dover chiedere la liberatoria ai soggetti ritratti nel caso si voglia pubblicare la foto su siti e community di fotografia più o meno famosi e nel caso nel quale tali soggetti siano riconoscibili,davvero non ho capito come funziona e come è regolamentata la questione.

In giro ci sono migliaia di siti dove migliaia di fotografi di tutto il mondo scattano foto a milioni di persone in tutto il mondo dove i volti sono riconoscibilissimi....tutti questi fotografi hanno chiesto la liberatoria ai soggetti ritratti? ....E  se la foto è fatta in un luogo pubblico e per fini artistici serve comunque e in ogni caso questa famosa liberatoria? ...e poi se nella foto sono presenti bambini e la foto risponde sempre ai due requisiti sopracitati del luogo pubblico e del fine artistico cambia qualcosa?

L'argomento non mi è chiaro...potete darmi qualche delucidazione?

Grazie a tutti

 

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E' pieno di siti che lo spiegano più o meno bene (fra l'altro sui bambini è intervenuta qualche normativa recente), ma se proprio non si capiscono domani cerco di fare un riassunto... o al massimo la prossima settimana ;)

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Allora te la dico come me l'ha spiegata un avvocato.

 

Il problema della privacy e delle liberatorie sorge nel momento in cui la foto viene pubblicata. Non è vietato scattare, ma pubblicare una foto in cui una persona sia riconoscibile senza il suo consenso sì, indipendentemente da dove si trovi e cosa stia facendo.

Nel dettaglio: 

  • teoricamente tutte le persone riconoscibili dovrebbero darti la loro autorizzazione ad essere pubblicate e perciò dovrebbero firmarti la liberatoria. Questo avviene sia in luoghi pubblici che privati (anche io, nel mio studio, faccio firmare le liberatorie)
  • l'unica eccezione è per gli eventi, le manifestazioni ecc... che rientrano nel "diritto di cronaca"

In pratica:

  • esiste una cosa chiamata "tacito consenso". Ovvero, se quella persona vede che la stai fotografando ma non da segno di fastidio allora non dovrebbe darti problemi successivamente quindi, senza andare in giro con malloppi di liberatorie, puoi agire in questo modo. 
  • non scattare foto di bambini a meno che tu non abbia il consenso dei genitori, questo è MOLTO importante.
  • infine c'è il fine artistico che però è sempre molto opinabile, molto relativo e perciò molto aleatorio quindi lascia perdere.
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Direi che ci siamo, in linea generale.

[Nel 2015 (prima temo di non avere tempo) vedrò di buttare giù un articolo dettagliato sull'argomento, che allo studio ho già fatto un po' di ricerca giurisprudenziale per casi veri, ed è interessante vedere come si comportano i giudici di fronte a situazioni reali e non solo la legge rispetto al caso generale e astratto.

Chi vivrà vedrà :D ]

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Non sono un avvocato, quindi quello che so deriva esclusivamente da fonti indirette, nel senso che anche se tempo fa ho letto gli articoli di legge in questione mi baso sull'interpretazione che di tali articoli hanno dato associazioni di categoria e testate (teoricamente) informate.

 

Per quanto ne so, le norme che intervengono a disciplinare la realizzazione e la diffusione di fotografie che includono persone sono tre (ma è possibilissimo che ne esistano altre che non conosco).

Le prime due sono la legge sul diritto d'autore (Legge 633 Titolo II, Capo VI, Sezione II, in particolare articolo 96 e seguenti) e quella sul trattamento dei dati personali ("legge sulla privacy" 196 del 2003). Queste intervengono essenzialmente nel determinare le condizioni sotto le quali i negativi fotografici possono essere conservati e un ritratto può essere pubblicato e si fondano sull'idea che ciascuno di noi ha voce in capitolo quando si tratta di proteggere e sfruttare la propria immagine. Sono incluse le eccezioni che consentono la pubblicazione in casi specifici che sarebbero altrimenti vietati dalla norma più generale ma, trattandosi di eccezioni, sono da valutare caso per caso: in altre parole, sta al fotografo l'onere della prova che la foto sotto accusa rientra nell'eccezione e che quindi la ripresa e la pubblicazione sono entrambe legali.

 

Nella legge citata sul Diritto d'Autore si trova che:

 

Art. 96.

Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell'articolo seguente.

Dopo la morte della persona ritrattata si applicano le disposizioni del secondo, terzo e quarto comma dell'art. 93.

 

Art. 97.

Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell'immagine è giustificata dalla notorietà o dall'ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.

Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l'esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all'onore, alla riputazione od anche al decoro nella persona ritrattata.

 

I minori sono pressoché sempre e comunque protetti (se non sbaglio, dalla normativa sulla privacy).

 

La terza norma di legge è quella riportata nell'articolo 615bis del Codice Penale, intitolato Interferenze Illecite nella Vita Privata che recita:

 

Chiunque mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell'articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.
I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d'ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.

 

I luoghi indicati nell'articolo 614 includono: abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, ma tempo fa ho letto una sentenza  in cui anche un negozio privato è stato equiparato a luogo di privata dimora in un caso di stalking fotografico.

 

In conclusione la legislazione è, come al solito, ampiamente passibile di sfumature interpretative (ad esempio: quando un evento può essere considerato di interesse pubblico o di scopo culturale?).

 

Per fortuna sul sito dell'Associazione Nazionale Fotografi Professionisti si trova un prospetto schematico che riassume i casi più comuni con tanto di immagini di esempio:

 

http://www.fotografi.org/pubblicabilita_foto_ritratto_esempi_concreti.htm

 

 

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